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Antenne abusive a Verona va in onda “telescrocco”

Selva di ripetitori sulle Torricelle, area collinare tutelata dalla Soprintendenza Svelata la lista delle emittenti tivù che devono sei milioni di euro al Demanio

Claudio Baccarin
2 minuti di lettura

VERONA. È il 7 luglio 1963 quando, sul numero 397 di “Topolino”, appare una striscia realizzata dal disegnatore Luciano Bottaro e intitolata “Zio Paperone e il telescrocco”. Nella storia il papero più ricco del mondo ingaggia Archimede Pitagorico per smascherare la misteriosa presenza che tutte le sere si apposta sul cornicione per seguire le trasmissioni dalla sua tv. Proprio “Telescrocco” è il titolo che Sigfrido Ranucci e Giulio Valesini hanno dato al loro servizio andato in onda nell’ambito di “Report” su Raitre.

L’inchiesta testimonia come, da una quarantina d’anni. la seconda delle quattro torricelle massimiliane di Verona (in località Santa Giuliana), volute nel 1837 dal feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky, sia occupata da una selva di antenne e di ripetitori televisivi. Una quarantina, tutti abusivi - c’è perfino un traliccio di sessanta metri - alla faccia del vincolo di tutela della Soprintendenza Belle arti e paesaggio delle province di Verona, Rovigo e Vicenza. Il bene è di proprietà del Demanio, che vorrebbe tornarne in possesso, ma che non è ancora riuscito a farsi dare le chiavi.

Già il 22 ottobre 1987 il Comune di Verona, con una delibera di giunta (sindaco era Gabriele Sboarina), aveva preso atto che la concessione sessennale in uso, da parte dell’Intendenza di Finanza, era scaduta il 31 dicembre 1984. L’immobile era stato utilizzato dall’Unione Italiana Antigrandine per compiere studi sulle avversità atmosferiche. In attesa di tornare in possesso del monumento, il Demanio ha comunque quantificato il danno.

«L’Agenzia del Demanio», spiega il direttore regionale veneto Vincenzo Capobianco, «dopo una grossa indagine per conoscere i soggetti che avevano perpetrato gli abusi, ha richiesto a trentasette soggetti importi per complessivi sei milioni di euro. Indennizzi che non regolarizzano le posizioni, ma risarciscono solo lo Stato per l’abuso. A mio avviso», punta il dito Capobianco, «le antenne vanno rimosse».

Ma chi sono gli abusivi? I nomi li ha forniti la redazione di “Report”. Oltre un milione di euro (1.104.000) li deve il gruppo Athesis, di cui è presidente Gianluca Rana, figlio di Giovanni. Dalle Torricelle trasmettono TeleArena, Radio Verona e Telemantova. Quattrocentomila euro li deve Dmt, poi divenuta Ei Towers, che diffonde i canali Mediaset; un canone di 129.000 euro viene richiesto a Telecom per le trasmissioni di La7.

A Radio Universal di Verona sarabbero stati chiesti 288.000 euro. Trecentomila euro li deve invece al Demanio Raimondo Lagostena, titolare di Telecampione. Nella lista figura poi Lucio Garbo, editore di Canale Italia (472.000 euro). Il Demanio veneto ha chiesto poi 444.000 a Teleradio edizioni (editore di Radio Adige). E circa 500.000 di arretrati li deve pure Telepace, emittente fondata nel 1990 da don Guido Todeschini. Un conto di 40.000 euro è stato presentato a Radio Padania. Più salato quello inviato all’editore di Telenuovo, Luigino Rossi (436.000 euro). Romano Piva, già fondatore di Tele Adige, deve al Demanio 257.000. «Piva», puntualizza Pierluigi Baronio, editore di Telecolor, «mi ha dato l’antenna che ci serviva: per quello siamo entrati, pagavamo l’affitto e andavamo. Nel 2002, quando sono andato io là, nella postazione, c’era già una selva di antenne».

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