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«Prosecco, il mercato chiede cinque milioni di bottiglie»

CONEGLIANO. Produttori d’accordo con l’assessorePan: servono nuovi vitigni e più bottiglie per soddisfare una domanda che, sul mercato internazionale, continua a crescere. La filiera aveva già...

CONEGLIANO. Produttori d’accordo con l’assessorePan: servono nuovi vitigni e più bottiglie per soddisfare una domanda che, sul mercato internazionale, continua a crescere. La filiera aveva già chiesto di togliere i vincoli al Prosecco Doc, e sforare i 20 mila ettari previsti dal disciplinare della denominazione, per produrre di più, vendere di più, guadagnare di più. La sfida sarà far convivere l’abbattimento dei limiti di produzione con il mantenimento del “valore” Prosecco. Che non è sol ...

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CONEGLIANO. Produttori d’accordo con l’assessorePan: servono nuovi vitigni e più bottiglie per soddisfare una domanda che, sul mercato internazionale, continua a crescere. La filiera aveva già chiesto di togliere i vincoli al Prosecco Doc, e sforare i 20 mila ettari previsti dal disciplinare della denominazione, per produrre di più, vendere di più, guadagnare di più. La sfida sarà far convivere l’abbattimento dei limiti di produzione con il mantenimento del “valore” Prosecco. Che non è solo il prezzo della bottiglia, ma anche la sua qualità, e la capacità di includere, tra le bollicine, il territorio che le produce, il suo ambiente, la sua arte.

Che ci fosse bisogno di più Prosecco per fare fronte a tutti gli ordini che arrivano dall’estero lo aveva già capito Armando Serena, presidente del Consorzio Vini Asolo Montello. La domanda di Asolo Prosecco Superiore Docg è letteralmente impazzita: «Siamo passati da un milione di bottiglie nel 2013, ai cinque milioni previsti con la prossima vendemmia».

Serena era presente, ieri mattina, a Legnaro, e ha ascoltato di persona le parole dell’assessore Pan. È d’accordo, in linea di principio, ma aumentare le quote di Prosecco è un’operazione rischiosa: «Assieme al vino, esportiamo un territorio e la sua arte. Aumentando le quantità, non possiamo trascurare questi aspetti. Certo, il Prosecco sta prendendo sempre più quota sui mercati, e si tratta di un problema…piacevole. Che però riguarda più il Doc che le Docg».

Le due aree del Prosecco Docg (Asolo e Conegliano-Valdobbiadene) non hanno restrizioni di superficie come la Doc (che impone di non superare i 20 mila ettari), e di fatto sono del tutto “sature” di vigneti. Nella Doc, che abbraccia nove Province e due Regioni (16.500 ettari in Veneto e 3.500 in Friuli-Venezia Giulia), il tetto massimo si credeva raggiunto a inizio anno, poi la scoperta di un deficit produttivo ha mandato in tilt il mercato.

«Se il trend della domanda continua a crescere è chiaro che l’offerta attuale è insufficiente» spiega Stefano Zanette, presidente Consorzio di Tutela Prosecco Doc. «Attenzione, però, serve una riflessione attenta: assieme alla crescita, dobbiamo mantenere il valore del prodotto, che non è solo prezzo ma anche cultura e ambiente».

La mossa di Venezia piace anche ai produttori della Docg, perché permette di limare alcuni paradossi del mercato: «A fronte della scarsa disponibilità di Doc dei mesi scorsi – spiega Gianluca Bisol, storico produttore di Valdobbiadene – i prezzi si erano distorti. Il vino sfuso era passato da 1,10 a 1,30 euro al litro, e il Doc, che si produce in pianura con minori costi di produzione, era arrivato a costare più del Docg».