Galan: «Il 15 luglio torno un uomo libero e vado alla Camera»

L’ex ministro non demorde: «La legge Severino non mi tocca Voglio riprendere la presidenza della commissione Cultura»

PADOVA. Nostalgia, nostalgia canaglia. L’onorevole Giancarlo Galan, 58 anni, presidente della commissione Cultura di Montecitorio, è pronto a riprendere il suo posto in Parlamento (lo scranno è il 582: quarta fila a destra, dal basso, dell’emiciclo). Il 15 luglio scadranno i termini della carcerazione preventiva di primo grado e il parlamentare forzista potrà lasciare gli arresti domiciliari nella villa di Cinto Euganeo e tornerà un uomo libero in attesa della sentenza della Cassazione sul ricorso che lo stesso Galan ha presentato contro il patteggiamento concordato (2 anni e 10 mesi per corruzione nell’inchiesta Mose).

Il suo ultimo intervento alla Camera risale a mercoledì 25 giugno 2014. Quel giorno il deputato padovano venne sentito dalla giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, presieduta da Ignazio La Russa, denunciando il fumus persecutionis «che si evince dal comportamento tenuto dall’autorità giudiziaria, atteso che ha scelto consapevolmente di irrogare la misura cautelare più afflittiva».

Dopo il sì all’arresto votato il 22 luglio dalla giunta della Camera, l’indomani Galan, dimesso dall’ospedale di Este dov’era stato ricoverato per una tromboflebite, venne prelevato nella sua villa di Cinto Euganeo e trasferito nell’infermeria del carcere di Opera. Il 16 ottobre il Giudice dell’udienza preliminare accolse la richiesta di patteggiamento (due anni e dieci mesi, oltre a due milioni seicentomila euro di multa).

La presentazione del ricorso in Cassazione ha però comportato lo stop alla dazione della multa.

A metà settembre - ma gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini precisano che la data dell’udienza non è ancora stata notificata - la Cassazione deciderà sul ricorso di Galan. Se la pena verrà confermata, il deputato forzista avrà novanta giorni di tempo per decidere se versare i 2,6 milioni di euro di multa o rinunciare a villa Rodella (che nel frattempo è stata confiscata).

La sentenza produrrà effetti anche sul mandato parlamentare di Galan, che - nonostante le proteste e le lettere ai presidenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso e all’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano - ha mantenuto la presidenza della commissione Cultura. Presidenza che in questi mesi è stata materialmente esercitata dalle vicepresidenti Ilaria Capua (Scelta civica) e Flavia Piccoli Nardelli (Pd). Se infatti verrà confermata la reclusione, per Galan potrebbe scattare la decadenza.

«È la legge a dire che ho diritto a restare dove sono» è la convinzione di Galan, «fino a sentenza definitiva, i Cinque Stelle se la prendano eventualmente con la legge».

Insomma, l’ex governatore del Veneto ed ex ministro delle Politiche agricole e dei Beni culturali non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, e nemmeno di lato. «A questo Parlamento, che non mi ha permesso di difendermi e mi ha fatto arrestare mentre ero in ospedale, io non devo nulla. Le polemiche contro di me sono speciose, pretestuose».

Un anno di stop forzato sembra anzi aver rinvigorito il parlamentare forzista, che complessivamente ha messo insieme 3 anni e 227 giorni di carriera parlamentare: «La legge Severino per ora non mi tocca e, fino al verdetto della Cassazione, resto al mio posto nel gruppo di Forza Italia. Appena esco, torno, altro che».

Galan è inoltre convinto di aver garantito un vantaggio allo Stato e ai contribuenti: «Con un presidente agli arresti domiciliari l’erario ha rispramiato, visto che, nelle condizioni in cui mi trovo, non percepisco né la diaria né l’indennità supplementare».

Va detto che, nonostante l’assenza prolungata, Galan vanta, nella classifica stilata da Openpolis, un indice di produttività di 112 e figura al 179° posto (su 630 deputati). Ha partecipato a 682 votazioni (su 10.378: il 6,57%); è stato assente in 6.179 occasioni (il 59,54%); è risultato in missione in 3.517 occasioni (il 33,89%).

Ha inoltre votato 22 volte in dissenso dal proprio gruppo. Galan, infine, ha presentato 7 proposte di legge come primo firmatario e 8 come co-firmatario.

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