«Opg, commissariamo il Veneto»

L’annuncio del ministero: Regione inadempiente. Verona presenta un progetto

VENEZIA. Sarà un commissario ad acta a realizzare in Veneto una Residenza di esecuzione di misure di sicurezza (Rems) per detenuti psichiatrici. Lo ha annunciato ieri il ministero di Giustizia di fronte alla mancata individuazione di strutture in grado di prestare assistenza alle persone sottoposte a misure di sicurezza detentiva, dopo che ieri è scaduto il termine per la chiusura dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia. Nel frattempo, una quarantina di detenuti veneti continuerà a stare a spese della Regione negli Opg di Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere, che non chiuderanno immediatamente. «Il Veneto non cambia idea, perché con la nostra scelta stiamo difendendo la dignità dei malati e la sicurezza dei cittadini dall’ennesima vergogna perpetrata da un Governo che scarica qua e là malati di mente pericolosi per sé e per gli altri». Con queste parole Luca Zaia motiva l’ “impreparazione” veneta «strutture inadatte e improvvisate per nostra scelta non ne faremo. Le Rems sono irrealizzabili: giustamente, lo stesso ministero ha indicato severi parametri, sia per le caratteristiche delle stanze di degenza sia per la necessità di attrezzare in maniera molto particolare finestre e uscite, sia per l’obbligo di predisporre un’adeguata recinzione e la relativa sorveglianza. Strutture così in Veneto non ce ne sono e se un futuro commissario ne indicherà una lo farà assumendosene tutte le responsabilità».

La legge che stabisce la chiusura degli Opg è stata approvata nel 2012. Nel 2013, quindi, il Veneto ha individuato la sede di una Rems definitiva, approvata dal Governo. «Da allora, spiega Zaia, il silenzio più assoluto da Roma fin quando, un paio di settimane fa, sono stati finalmente messi a disposizione i fondi necessari. Solo ora il Veneto è stato messo nelle condizioni di fare le cose per bene e di realizzare una struttura adatta a rispettare la dignità dei malati e la sicurezza dei cittadini. Ma anche lavorando giorno e notte non occorreranno meno di 2-3 anni per realizzare l’opera. Fino a quel momento malati di mente di questa tipologia, non ne arriveranno, se non per manu militari».

Intanto, il Dipartimento interaziendale per la Salute mentale di Verona ha presentato un progetto per far fronte alla ricollocazione dei pazienti. Nel solo Veronese nel 2011 sono stati dimessi 25 pazienti a fronte dei 57 internati; altrettanti nel 2012, a fronte dei 59 internati. La sezione di Psichiatria ha avviato, su base nazionale, un monitoraggio dei percorsi di cura e riabilitazione - e dei loro esiti - sia dei pazienti già dimessi che dei nuovi autori di reato: il progetto Persone. Una «lente» che osserva i percorsi di cura e attraverso cui i Servizi monitoreranno le loro storie che costituiranno una scheda clinica standardizzata. Al progetto, al momento l’unico in Italia che consente di rilevare quanto accadrà nei territori coinvolti, hanno aderito oltre una cinquantina di Dipartimenti di salute mentale.

Simonetta Zanetti

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