Mose: il fiscalista Giordano patteggia un anno

Attesa per la decisione del giudice sull’archiviazione nei confronti dei deputati Pd Zoggia e Mognato

VENEZIA. Il trentunesimo patteggiamento nell’inchiesta per la corruzione del Mose è arrivato ieri. Il giudice veneziano Massimo Vicinanza ha sancito l’accordo tra i pubblici ministeri Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini da una parte e l’avvocato Carlo Augenti dall’altra: un anno di reclusione con la pena sospesa grazie alla condizionale e la consegna di 40 mila euro per Francesco Giordano, 70 anni, romano d’origine ma da tempo residente a Venezia. Era uno dei consulenti fiscali dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati e, al fine di consentire l’evasione delle imposte al «Coveco» (Consorzio veneto Cooperativo) avrebbe predisposto un contratto a progetto per un funzionario regionale (Giancarlo Ruscitti) a fronte di servizi che in realtà doveva rendere a Mazzacurati e non al Coveco. È l’ultimo di coloro che hanno raggiunto l’accordo con i rappresentanti della Procura veneziana o milanese (le posizioni dell’imprenditore vicentino Roberto Meneguzzo e del generale della Guardia di finanza Emilio Spaziante erano state trasferite nel capoluogo lombardo per competenza), per gli altri dieci indagati tra qualche giorno, scaduti i termini per fare copia degli atti dell’inchiesta da parte dei difensori, i pubblici ministeri chiederanno il rinvio a giudizio al giudice Andrea Comez, che fisserà l’udienza per decidere presumibilmente a luglio o subito dopo l’estate, a settembre.

C’è attesa, intanto, per la decisione che dovrà prendere il giudice Giuliana Galasso, alla quale i pm Ancilotto e Buccini hanno chiesto l’archiviazione per i deputati del Pd veneziani Davide Zoggia e Michele Mognato. Il magistrato, prima di decidere, deve leggersi non solo il documento firmato dai rappresentanti della Procura, ma anche alcune carte raccolte dal collega Scaramuzza prima e dopo l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare per l’ex sindaco Giorgio Orsoni e gli altri indagati. A tirare dentro l’inchiesta i due parlamentari lagunari è stato proprio l’ex primo cittadino, il quale nel primo interrogatorio ha riferito che durante la campagna elettorale avrebbe fatto riferimento a loro e ad un terzo esponente del Pd, l’allora responsabile organizzativo Giampiero Marchese.

Giorgio Cecchetti

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