Carabinieri rapinatori, pista veneta

C’è il sospetto che Vitale e Nicchetto siano autori di altri colpi. Morto Pasquale Prisco, 30 anni, titolare dell’Eté di Ottaviano

MESTRE. Hanno usato l’auto personale di uno di loro e hanno sparato con le pistole di ordinanza, mostrando professionalità e determinazione nel mettere a segno la rapina. E poi il tanto sangue freddo quando si è trattato di sparare per uccidere. Ora gli inquirenti dell’Arma che indagano sulla rapina con omicidio di Ottaviano, sospettano che i due colleghi del 4° Battaglione Carabinieri Veneto di Mestre, da loro arrestati, possano avere già compiuto in passato, delle rapine.

Per l’assassinio di Pasquale Prisco, 28 anni, uno dei gestori del supermercato “Eté” e la rapina allo stesso esercizio commerciale, sono stati messi in fermo di polizia giudiziaria Claudio Vitale, 41 anni, di Cercola (Napoli), e Jacomo Nicchetto, 33 anni, di Chioggia. Entrambi sono ricoverati e piantonati all'ospedale di Salerno. Oggi l’interrogatorio per la trasformazione del fermo in arresto. Complessivamente, nella sparatoria seguita alla rapina, oltre al giovane morto si registrano anche nove feriti. E tutto per 1300 euri.

carabinieri hanno accertato che dopo aver subito la rapina dal supermercato sono partite due auto che si sono messe alla ricerca dei rapinatori. Con il giovane contitolare del supermercato c’erano tre suoi dipendenti. La vettura che era stata utilizzata per raggiungere il supermercato è stata intercettata, dagli inseguitori, lungo la strada statale 268, all'altezza della zona industriale di Ottaviano. Qui, dopo lo speronamento per bloccare l’auto dei rapinatori, c'è stata una colluttazione tra vittime della rapina e “carabinieri rapinatori”, culminata poi con l'esplosione di alcuni colpi di pistola da parte dei banditi. Per il momento non è stato chiarito da quale delle due pistole sono partiti i colpi che hanno ucciso il 28enne. A stabilirlo sarà la perizia balistica. Nelle fasi concitate, succesive al far west scoppiato, sembrava che i carabinieri, poi arrestati, fossero intervenuti per bloccare i malviventi. Si era temuto, inoltre, che i presunti banditi, entrambi feriti, fossero fuggiti su un'ambulanza. In realtà non si trattava di “carabinieri eroi”, ma di “carabinieri rapinatori”. E ora anche assassini.

Gli investigatori ora sospettano che i due si siano resi protagonisti di altri colpi simili a quello che due giorni fa è costato la vita al commerciante di Ottaviano. Troppa determinazione nell’agire e sangue freddo nello sparare fanno pensare che fossero abituati a questo genere di azioni. Inoltre, controllati i loro permessi ferie, gli investigatori hanno scoperto che in altre occasioni i due erano in permesso, negli stessi giorni. Casualità? forse. Comunque questo, di certo, non basta per stabilire che si siano macchiati di altri crimini. Certo è, che vengono incrociati altri dati che li riguardano. Gli inquirenti pensano che l’uso dell’auto personale di Claudio Vitale, per compiere la rapina era una copertura, come del resto le pistole di ordinanza, una volta che dopo il colpo e durante la fuga, fossero stati fermati per dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Infatti chi mai va a pensare che due carabinieri compiano una rapina a mano armata usando pistole di ordinanza e auto propria? La rapina sarebbe stata compiuta per problemi economici che entrambi avevano.

Ora si temono eventuali ritorsioni nei confronti dei parenti dei due. Infatti anche se usciti senza macchia, i famigliari della vittima sono finiti in ben due inchieste sulla camorra. A seguito di una di queste padre e zio del 28enne, vennero arrestati. Successivamente non vennero rinviati a giudizio. Non è tanto un’eventuale legame dei parenti della vittima con qualche famiglia di camorra che preoccupa gli inquirenti, ma l’eventuale decisione dei camorristi che controllano Ottaviano, di “spiegare” che non si può venire in zona a compiere rapine, come se loro non ci fossero. (c.m.)

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