Marito e moglie trovati morti in casa

Legnago, non ci sono segni di violenza sui cadaveri, né di colluttazione: si ipotizza un omicidio-suicidio per avvelenamento

LEGNAGO. Due morti da giorni in casa, marito e moglie, e ancora nessuna certezza su cosa sia successo. Forse un doppio gesto estremo deciso insieme per mettere fine a una vita che era di sicuro tormentata. Forse una tragica fatalità. Ma forse anche, ed è l'ipotesi peggiore, un omicidio-suicidio messo in atto magari ingerendo del veleno o un cocktail di quegli psicofarmaci di cui sono state rinvenute diverse confezioni nella lora abitazione. Tutte le piste restano aperte e ci vorranno ancora dei giorni per dipanare la matassa del dramma familiare in cui hanno perso la vita Daniele Berardo, di 59 anni, e sua moglie Antonietta Cristofoli di tre anni più giovane.

È infatti ancora avvolta nel mistero la tragica fine dei due coniugi, lui originario di Casaleone lei di Isola della Scala, trovati morti domenica sera nell’appartamento popolare di via Quasimodo dove abitavano da diversi anni. Un monolocale diventato la loro tomba probabilmente dalla notte tra mercoledì e giovedì scorsi quando Luciana Montagnani, l’inquilina del piano di sopra, li aveva sentiti litigare per l’ennesima volta, sempre con toni accesi e mobili scagliati per terra, per poi veder calare inspiegabilmente il silenzio in quelle stanze dove la coppia, spostata dal 1996 - lo stesso anno del suo trasferimento a Legnago - viveva al limite dell’indigenza e in perenne conflitto. Tanto da decidere assieme alla sua dirimpettaia, insospettita come lei dal fatto che la luce in casa dei Berardo era sempre accesa e che la loro macchina era parcheggiata da giorni in garage, di avvertire la polizia locale. Che, attorno all’ora di cena, ha fatto poi la macabra scoperta con i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Legnago.

Occorrerà, pertanto, attendere l’esito dell’autopsia - disposta dal magistrato di turno, Giovanni Pietro Pascucci, che domenica ha compiuto i primi accertamenti nell’appartamentino della coppia con il medico legale Dario Raniero e gli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche (Sis) dell’Arma - per venire a capo di quello che allo stato attuale appare un giallo. Anche perchè sui cadaveri dei due pensionati, trasferiti nottetempo all’Istituto di medicina legale di Borgo Roma, non sono state rinvenute tracce evidenti di violenza. Così come nell’abitazione, dove lui era disteso a terra in camera da letto mentre lei era riversa su un divanetto da campeggio dell’ingresso, gli inquirenti non hanno trovato armi e segni di colluttazione. L’unico indizio: una chiazza di sangue sotto il corpo della donna, che potrebbe però essere riconducibile anche al processo di decomposizione in atto. Le cause della duplice morte, avvenuta in un contesto di degrado sfociato in disagio sociale, rimangono pertanto oscure. Tuttavia, il pm, all’uscita del condominio di Casette dove ha terminato il sopralluogo poco dopo la mezzanotte, ha escluso l’intervento, e quindi la responsabilità, di terze persone, nell’inspiegabile decesso della coppia che non aveva figli e che si trascinava tra mille difficoltà e problemi fisici: lui, ex tossicodipendente, era seguito infatti dal Serd mentre lei veniva assistita dal Servizio pschiatrico.

Al di là delle urla e delle litigate furibonde che, spesso e volentieri svegliavano l’intero palazzo, i due coniugi, in costante lotta per il vizio del fumo della donna mal tollerato dal marito, non avevano mai creato grossi problemi. E andavano d’accordo con tutti. Anzi, fuori dalle mura domestiche, Van Gogh - così era soprannominato Berardo per la sua passione per l’arte ed una somiglianza con il celebre pittore - era uno spasso con le sue battute, i suoi sketch di una comicità surreale ed una fissa per il cabaret che avrebbe voluto coronare in qualche programma televisivo.

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