Patteggia anche Rismondo 19 mesi per la corruzione

VENEZIA. All’ultimo momento utile, prima del deposito degli atti dell’indagine da parte dei pubblici ministeri veneziani dell’inchiesta sul Mose, l’imprenditore veneziano residente a Preganziol...

VENEZIA. All’ultimo momento utile, prima del deposito degli atti dell’indagine da parte dei pubblici ministeri veneziani dell’inchiesta sul Mose, l’imprenditore veneziano residente a Preganziol Andrea Rismondo ha raggiunto l’accordo per patteggiare una pena di un anno, nove mesi e 15 giorni. Dovrà anche versare 82 mila euro alle casse dello Stato. Almeno questo prevede l’accordo tra i pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini con il difensore, l’avvocato Andrea Franco. Ora, così come per tutti gli altri indagati che hanno scelto il rito alternativo al processo, la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà valutare se la pena è congrua con le accuse mosse a Rismondo, all’epoca dei fatti rappresentante legale della «Selc sc» di Marghera, cooperativa che faceva parte del consorzio «Co.Ve.Co.» all’interno del Consorzio Venezia Nuova.

Rismondo era uno degli indagati che, sulla base delle dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, Piergiorgio Baita e Claudia Minutillo, era finito agli arresti domiciliari il 4 giugno dello scorso anno con l’accusa di aver concorso alla corruzione dei presidenti del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. Inoltre doveva rispondere di aver finanziato illecitamente il candidato del Partito democratico Gianpietro Marchese alle elezioni regionali del 2010. A raccogliere le quote delle varie cooperative era Pio Savioli, colui che le rappresentava all’interno del vertice del Consorzio Venezia Nuova. Stando alle accuse, tutti coloro che partecipavano alla «colletta» erano a conoscenza che quel denaro era utilizzato per corrompere politici e pubblici funzionari. A Cuccioletta gli imprenditori avrebbero consegnato attraverso Luciano Neri e Federico Sutto, entrambi stretti collaboratori di Mazzacurati, uno stipendio annuo di 400 mila euro e attraverso un bonifico in un conto corrente in una banca svizzera 500 mila euro. Anche Maria Giovanna Piva avrebbe intascato uno stipendio annuo di 400 mila euro.

Pagamenti utili ad evitare controlli e rilievi da parte del Magistrato alle acque in modo da non rallentare i lavori del Mose. Cuccioletta ha ammesso e ha patteggiato, mentre Piva ha negato le accuse e dovrà sostenere il processo, dopo che i pm otterranno il rinvio a giudizio. Anche Rismondo ha sempre respinto le contestazioni mossegli dai rappresentanti dell’accusa, adesso ha deciso di patteggiare la pena per evitare un processo lungo e difficile.

Giorgio Cecchetti

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