Donazzan scrive ai presidi: "I musulmani condannino le stragi"

Elena Donazzan

La circolare inviata dall'assessore regionale a tutti i presidi invita ad affrontare l'argomento terrorismo nelle classi: "Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici". La Rete degli studenti medi: "Posizione sconfortante e inadeguata"

VENEZIA. Una circolare inviata dall'assessore regionale all'istruzione a tutti i presidi per esprimere alcune valutazioni politiche. E' quanto riporta l'edizione italiana di Huffingtonpost ed è quanto è avvenuto in Veneto: l'assessore all'Istruzione Elena Donazzan (Fratelli d'Italia) ha scritto appunto a tutti i presidi della Regione. La richiesta è quella di adoperarsi perché i genitori dei bambini musulmani prendano apertamente posizione condannando la strage. Una posizione che ricorda ovviamente quella del sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci che ha chiesto un'analoga condanna da parte delle associazioni islamiche della città del Santo.

"Deve essere un fronte comune e impenetrabile – scrive la Donazzan - quello della condanna a quanto accaduto a Parigi. È stata colpita una capitale dell'Europa in uno dei simboli della nostra civiltà: la libertà di stampa e di espressione. Libertà sconosciute in altri paesi del mondo, certamente impedite in quegli Stati a matrice islamica così distanti culturalmente da noi, ma cosí pericolosamente vicini sia geograficamente che nelle comunicazioni sulla rete."

"Non può più essere un alibi per non affrontare il problema – aggiunge la Donazzan - Se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici (Donazzan dimentica la strage di Utoya del terrorista norvegese Breivik nel 2011, ndr) e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale . E se a qualche persona politicamente corretta questa mia affermazione facesse storcere il naso, la invito a commentare la strage di bambini siriani trascinati fuori dalla scuola e uccisi dopo essere stati obbligati a vedere ardere vivo il proprio insegnante”.

"Nessuna giustificazione, nessuna tolleranza può essere richiamata per fatti simili e l'Europa civile, libera e laica, che spesso dimentica di essere tale perché cristiana, deve ritrovare la forza di indignarsi e reagire - si legge ancora nella lettera di Donazzan ai Dirigenti scolastici - Una condanna morale che deve scaturire dal profondo di una coscienza comune e che dobbiamo sviluppare nel luogo della educazione collettiva che è la scuola."

"È infatti una esigenza necessaria anche alla luce della presenza di stranieri a scuola e nelle nostre comunità – scrive ancora l’assessore all'istruzione della giunta Zaia - Soprattutto a loro dobbiamo chiedere una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto è giusto che sappiano adeguarsi alle regole e alle consuetudini del nostro popolo e della nostra civiltà, quella che li sta accogliendo con il massimo della pienezza dei diritti, ma che ha anche dei doveri da rispettare."

"Abbiamo visto in queste ore fallire il modello di integrazione finora adottato in Europa, nella Francia della terza generazione come in Italia della prima generazione e dobbiamo affermare che va rivisto con chiarezza di obiettivi e di modalità. Il primo cambio di rotta – conclude Elena Donazzan - è una ferma condanna senza alcun distinguo tra italiani, francesi o islamici, se questi ultimi vogliono veramente essere considerati diversi dai terroristi che agiscono gridando Allah è grande”.

La Rete degli studenti medi del Veneto e l'Unione degli universitari di Padova, Venezia e Verona, contesta la lettera della Donazzan, per un passaggio della missiva. Donazzan nella lunga lettera scrive, tra l'altro, che «anche alla luce della presenza di stranieri a scuola e nelle nostre nostre comunità soprattutto a loro dobbiamo chiedere una condanna di questi atti, perchè se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto è giusto che sappiano adeguarsi alle regole e alle consuetudini del nostro popolo e della nostra civiltà, quella che li sta accogliendo con il massimo della pienezza dei diritti, ma che ha anche dei doveri da rispettare». Per gli studenti «le parole utilizzate in tale lettera sono sconfortanti e inadeguate in un momento così complesso. La tragedia parigina necessita di una forte risposta di coesione e unità tra le varie culture che compongono la nostra società e le nostre scuole». «Non possiamo accettare che si decida, per l'ennesima volta - rilevano gli studenti -, di giocare sulla pelle dei ragazzi, considerandoli complici, se non colpevoli, fin quando non rinnegano ciò che è successo. Non possiamo rispondere con l'intolleranza dettata dalla paura e dall'ignoranza, ma dobbiamo unirci a tutti coloro che condividono gli ideali di pace e fratellanza, a prescindere dalla propria confessione religiosa».

 

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