Malato a causa dell'amianto: «Non accada mai più»

Parla Franco Baldassa, ex operaio Fincantieri, ammalato di mesotelioma: «Ho paura della morte, ma ora spero che la mia vita sia di esempio»

Franco Baldassa: "La mia vita rovinata dall'amianto"

MIRANO. «Se ho paura di morire? Certo che ho paura: quando sto male ci penso tutta la notte». Franco Baldassa, veneziano di Mirano, settant’anni, è uno dei duemila iscritti al Registro del mesotelioma del Veneto: le condizioni dei suoi polmoni sono tenute sotto controllo dalla Medicina del lavoro di Padova. Per trentotto anni ha lavorato a contatto con la fibra di amianto: prima nella fabbrica di alluminio Sava di Porto Marghera, poi nei cantieri navali della Breda diventati più tardi Fincantieri. Otto ore al giorno per cinque giorni la settimana per cinquantadue settimane per trent’otto anni: fanno diecimila giorni. A braccetto con l’amianto.

«L’amianto? Non sapevo neanche cos’era, quando lavoravo. Nessuno di noi lo sapeva - racconta nella sua casa di Campocroce – . Alla Sava usavamo dei teli in amianto che servivano da isolante per tenere il calore: li prendevamo in mano, lo tagliavamo a seconda delle esigenze, alcuni pezzi si sbriciolavano, lo spazzavamo via sul pavimento, lo buttavamo nelle immondizie. Tutti facevano così, nessuno ci ha mai spiegato niente. Mascherine? Non sapevamo neanche cos’erano. Neanche i tubi di aspirazione esistevano. C’erano sacchi di amianto, in fabbrica».

Dopo sei anni a fare alluminio, viene assunto ai cantieri Breda: «Facevamo navi, prima mercantili, poi militari e infine passeggeri. Per ventotto anni, a contatto con l’amianto: io ero in salderia e perciò sempre a contatto con questi materiali. Nel 1988 la prima visita alla Medicina del lavoro, mi hanno mandato a fare una radiografia, poi una scintigrafia ai polmoni. E mi hanno detto che avevo una macchia nel polmone sinistro. Non ho mai fumato in vita mia, lo giuro. Sono stato ricoverato a Padova, ho fatto altri esami: solo nel 1996 mi hanno fatto una carta verde con scritto “asbestosi”. Quando sono tornato in fabbrica ho mostrato il foglio a Toni e gli ho chiesto: cosa vuol dire? Non te lo dico neanche, mi ha risposto. Poi ho capito».

Franco andrà in pensione nel 1999, dopo trentotto anni di lavoro effettivo: ma non percepisce un euro in più a causa dell’esposizione all’amianto.

«Per molti anni ho dovuto sostenere esami specialistici, visite e assumere farmaci: tutti pagati di tasca mia. Solo da pochi anni, da quando è entrata in vigore la legge sugli esposti amianto, mi hanno esentato» aggiunge sconfortato.

Dopo essere andato in pensione ha sconfitto un tumore all’intestino: ma i dolori al polmone ritornano puntuali, ogni quindici giorni, con delle fitte alla spalla. Per placarli deve prendere pesanti antidolorifici e cortisone: sa che il mesotelioma è là, dormiente nel suo polmone, e che potrebbe vivere a lungo oppure no. Guarda le foto dei suoi due nipotini e stringe i denti: «Voglio andare fino in fondo a questa cosa: perché come me non ce ne devono essere altri a subire lo stesso destino. La Cisl mi ha sempre aiutato, con le pratiche mediche e la pensione: ma io spero che quel che è successo a me non succeda ad altri. Ho visto compagni di lavoro morire: l’anno scorso uno a poco più di sessant’anni. No, non deve succedere più».

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