Sgarbi lascia l’incarico di Soprintendente

Dimissioni per anticipare il probabile licenziamento. E ora si candida a dirigere le Gallerie dell’Accademia

ROMA. Vittorio Sgarbi si è dimesso ieri da Soprintendente - in aspettativa - ai Beni artistici del Ministero dei Beni Culturali, rimettendo le conclusioni nelle mani del ministro Dario Franceschini e anticipando un probabile licenziamento. A quanto lui stesso riferisce infatti in una lettera inviata al ministro che accompagna le dimissioni, una Commissione ministeriale aveva proposto il suo licenziamento, proprio perché il critico - che si è candidato in questi giorni anche alla direzione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia che saranno affidate a un esterno - non svolgeva pratica alcun servizio al Ministero.

Dopo la conclusione del mandato di Soprintendente Speciale del Polo Museale di Venezia - con la mancata riconferma da parte dell’allora ministro ai Beni Culturali Giancarlo Galan - Sgarbi era in aspettativa senza assegni.

«Caro Ministro - scrive Sgarbi nella lettera a Franceschini - non avrei mai pensato di arrivare a questo giorno. Sono stato, con convinzione e determinazione in atti, prima ispettore, poi direttore, poi soprintendente speciale del nostro ministero. Ne ho anche, con i poli museali, riformato le strutture. E non mi è ancora stato revocato l'incarico di consigliere del ministro, che ho esercitato anche con te. In questi anni ho combattuto battaglie memorabili per la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico, affiancando, consigliando e difendendo funzionari meritevoli di sostegno e contrastando pigri e ignavi. Mi sono sentito sempre parte di quel ministero che da giovane ho visto nascere, mantenendomi, tra mille altri incarichi e mandati, in aspettativa senza assegni e ho rinunciato a tutte le opportunità di andare in quiescenza con relativo stipendio. Per restare simbolicamente in servizio, ho rinunciato a vent'anni di pensione».

«Ora, mentre attendevo la nomina ad assessore alla cultura di Urbino, ho - prosegue Sgarbi - con qualche logica evitato di presentarmi al mio ufficio per comunicare che non avrei ripreso servizio attivo continuando la mia aspettativa senza assegni, disponibile, come ho sempre fatto anche con il nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri che oggi ha completamente perduto la sua efficienza, a prestare la mia collaborazione a titolo gratuito, una commissione ministeriale applica sanzioni alla mia inottemperanza non onerosa, meditando il mio licenziamento di assenza senza frutto. Trovo così stridente e offensivo questo atteggiamento che, per non subire l'insulto di un tale assurdo provvedimento, sono costretto a dimettermi, a malincuore, piegato da un formalismo burocratico che ignora anche i suggerimenti e i contributi che tu stesso hai accolto».

Enrico Tantucci

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