Antiabortisti in ospedale bocciato l’emendamento

Vince la protesta delle donne, la commissione regionale nega l’accesso ai volontari Non passa nemmeno il regolamento della giunta per le bacheche informative

VENEZIA. È finita 25 a 25: ovvero, una bocciatura. Con un risultato senza precedenti che ha lasciato di stucco sia maggioranza che opposizione, la commissione Sanità del Consiglio regionale ha respinto il testo che autorizzava l’ingresso negli ospedali (in appositi spazi) alle associazioni che si occupano di etica e salute. Emendamento che - per le donne scese ieri in piazza per protestare - sarebbe stato fatto a misura di Movimento per la vita e antiabortisti. Non solo: è stato bocciato anche il testo proposto dalla giunta, che alle associazioni apriva non spazi per le persone, ma bacheche per materiale informativo.

Così torna in giunta il regolamento della legge 27, quella approvata due anni tra molte polemiche per “Disciplinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitarie”. Una prima vittoria per le donne di “Se non ora quando”, della Cgil, della Consulta delle cittadine, delle studentesse delle scuole medie che si sono ritrovate ieri in presidio di protesta a palazzo Ferro Fini (dov’erano attese per un’audizione) per dire «No all’ingresso dei volontari nelle strutture pubbliche» e «Sì alla libertà di scelta a tutela del diritto alla salute».

«Siamo contente: vuol dire che ci hanno ascoltato, ma ora vigileremo sulla giunta», commenta Simonetta Luciani, di “Se non ora quando”, «quell’emendamento avrebbe trasformato le corsie di ospedale in un mercato sul corpo delle donne, violandone la privacy in un momento dolorosissimo, invece di garantire serenità e rispetto». «È di tutta evidenza che c’è chi vuole, da anni, spalancare le corsie ai movimenti per la vita», incalza Franca Marcomin, della Consulta delle cittadine, «violando la privacy delle donne e la laicità dei servizi: invece di investire sulla prevenzione e l’accompagnamento e di preoccuparsi di garantire un servizio minacciato dall’obiezione dilagante, tanto da essere ripresi dall’Europa, pensano di aprire agli antiabortisti gli ospedali». «Questa è una regione dove la percentuale di medici obiettori di coscienza è oltre l’80%: 19 su 23 ginecologi nella sola Usl 12 veneziana», dice Teresa Dal Borgo, della Cgil, «i medici sono dipendenti pubblici, dovrebbero essere vincolati al rispetto della 194 e se obiettori, andare a lavorare dai privati». «Io non sono contro la legge 194», commenta Leonardo Padrin (Fi), presidente della commissione Sanità, «l’emendamento del centrodestra, bocciato, avrebbe aperto spazi lontani dai luoghi di cura, individuati dalle direzioni, non le corsie, a tutti i volontari che si occupano di etica e salute, dalla fecondazione assistita alle staminali, all’eutanasia. Si è determinata una situazione mai verificatasi prima: è stato bocciato anche il testo presentato dalla giunta, che prevedeva la messa a disposizione di bacheche. Non si parla di legge 194, ma di etica e salute a 360 gradi». Il regolamento ora torna in giunta, le donne festeggiano: «Abbiamo scongiurato un immediato peggioramento della legge».

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