«Bisogna integrare le tariffe e i biglietti»

Tra le proposte anche nuove corsie preferenziali per i bus e migliori politiche di informazione

MESTRE. Nelle stazioni di Padova e, soprattutto, di Venezia, il via vai è consolidato: la gente arriva la mattina e se va via alla sera. Le due città sono attrattive, ospitano un buon numero di studenti universitari e accolgono i normali flussi dei centri urbani di richiamo. Mestre è un nodo di interscambio, Treviso invece ha un territorio troppo diffuso e il treno è poco sfruttato. Nella ricerca della fondazione Pellicani sulla mobilità nella città metropolitana viene esaminato anche il trend dei passeggeri suddivisi per fascia oraria e per stazione, elaborati per la prima volta grazie alla collaborazione della direzione Mobilità della Regione che ha concesso i tabulati cartacei contenenti i rilievi semestrali condotti da Trenitalia nelle stazioni del Veneto.

A Venezia l’orario di punta degli arrivi è fra le 6 e le 9 di mattina (quasi 7mila) e circa altrettanti partono fra le 18 e le 21. A Padova scendono oltre 3mila persone fra le 6 e le 9 ne partono più di 4mila fra le 18 e le 21. A Treviso il sistema ferroviario è poco sfruttato. L’orario di punta degli arrivi (poco più di mille) è fra le 6 e le 9, le partenze, mille al giorno, si concentrano fra le 18 e le 21.

In generale, però, Padova in tutto il giorno registra un numero di persone che partono o arrivano superiore a Venezia: 36mila e 500 contro 35mila. È pur vero che sono più di 27mila gli utenti della stazione di Mestre. Nella classifica di quanti salgono e di quanti scendono dal treno, al quarto posto nella città metropolitana si piazza Treviso (12.250), poi Castelfranco (7.710) e Camposampiero (2.135).

Nella ricerca sono contenute anche le azioni suggerite da stakeholder e studiosi della materia per inquadrare il servizio del trasporto pubblico nell’ambito metropolitano.

La proposta principale è quella di integrare fra loro le tariffe e i biglietti del trasporto pubblico su gomma all’interno della Pa.Tre.Ve. Una idea che agevolerebbe di certo i tanti pendolari “metropolitani” (e non solo loro) che ogni giorno si spostano in autobus fra mille disagi e costi diversificati nell’area in questione. Ma le azioni suggerite sono anche molte altre. Ricavare corsie preferenziali per i bus, ad esempio, oppure ottimizzare le linee extraurbane facendole convergere nei nodi della metropolitana di superficie, costruire progetti di micro-mobilità che servano le stazioni ferroviarie, attuare politiche di marketing con informazioni oneste e trasparenti. I tanti pareri degli esperti in materia convergono nel ritenere la mobilità pubblica come una delle sfide fondamentali per il nostro territorio.

A supporto di questa considerazioni, un altro dato incontrovertibile messo in evidenza dalla Fondazione: nonostante la domanda complessiva di mobilità sia in calo, nel periodo marzo 2010-marzo 2012 il numero degli utenti che hanno preso il treno per spostarsi nella Pa.Tre.Ve. è aumentato del 9%. (g.cod.)

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