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Primarie Pd sul candidato alla presidenza

VENEZIA. «Sceglieremo il candidato alla presidenza della Regione attraverso le primarie, che ormai sono nel dna del partito democratico, e lo faremo in autunno, privilegiando il programma. I nomi? Il...

VENEZIA. «Sceglieremo il candidato alla presidenza della Regione attraverso le primarie, che ormai sono nel dna del partito democratico, e lo faremo in autunno, privilegiando il programma. I nomi? Il Veneto chiede rinnovamento, guardiamo ai giovani, agli amministratori e anche agli indipendenti, purché rappresentino un valore aggiunto, a differenza di quanto è avvenuto in passato, evitando scelte di facciata e soluzioni improvvisate». Roger De Menech, il segretario regionale del Pd, riassume ...

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VENEZIA. «Sceglieremo il candidato alla presidenza della Regione attraverso le primarie, che ormai sono nel dna del partito democratico, e lo faremo in autunno, privilegiando il programma. I nomi? Il Veneto chiede rinnovamento, guardiamo ai giovani, agli amministratori e anche agli indipendenti, purché rappresentino un valore aggiunto, a differenza di quanto è avvenuto in passato, evitando scelte di facciata e soluzioni improvvisate». Roger De Menech, il segretario regionale del Pd, riassume così l’esito della direzione che ha completato l’organigramma interno, accogliendo le sue proposte ispirate alla parità di genere: vicesegretari Raffaella Salmaso e Piero Ruzzante; tesoriere Ferdinando Gambaretto; membri dell’esecutivo Filippo Silvestri, Gianluca Mimmo, Roberto Ongaro, Arcangelo Boldrin, Marco Dus, Fabio Bui, Chiara Boaretto, Francesca Bressanin, Mari Ballico, Piera Moro, Elena Mattiuzzo, Gianluca Trabucco, Stefania Sartori. De Menech sottolinea la presenza di due sindaci (Bui di Loreggia e Moro di Marano Vicentino), convinto che per conquistare la Regione il Pd debba scrollarsi di dosso l’immagine “romanocentrica” e puntare sulla discontinuità predicata da Matteo Renzi, che però ha escluso o quasi il Veneto dal Governo: «Noi vogliamo cambiare davvero, non per finta, e non guardiamo alla rappresentanza nominale ma ai fatti e su questo piano non faremo sconti neppure ad un esecutivo amico. Zaia teorizza un referendum indipendista ma si guarda bene dal riunire il tavolo delle autonomie: tuona contro il centralismo di Roma ma pratica quello di Venezia».