«E se noi tornassimo alla Serenissima?» I venetisti plaudono

Il senatore Enrico Cappelletti (M5s): «Sentire gli attivisti» Morosin: «Zaia primo presidente della Repubblica veneta»

VENEZIA. E se domani? Comincia così il post di Beppe Grillo che colma di sorpresa e soddisfazione gli indipendentisti del Veneto. E se domani tornassimo alla Repubblica di Venezia? «E se domani» scrive Beppe Grillo «i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all'interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa, un signore di novant'anni decide le sorti della Nazione e un imbarazzante venditore pentole si atteggia a presidente del Consiglio?»

Una breccia si apre. Enrico Cappelletti, senatore vicentino del Movimento 5 stelle, apre prudentemente: «Il nostro atteggiamento è sempre quello di ascoltare gli attivisti. Il tema dell’autonomia dei territorio è sul tavolo, se ne sta parlando molto anche in Veneto: credo che una consultazione degli attivisti sia la strada migliore. In generale, penso che valga il principio di sussidarietà. Quanto più vicino è il livello di governo ai cittadini, tanto meglio»

Beppe Grillo per l’indipendenza dei veneti? «Fantastico» esclama Alessio Morosin, avvocato veneziano leader di Indipendenza veneta «Grillo ci copia. Noi diciamo che la strada maestra deve essere quella del referendum popolare. Le molte iniziative che si stanno producendo non sono dannose, aiutano a parlare del tema ma forse creano un po’ di confusione mediatica. I passaggi da fare sono tre: una legge da parte dell’assemblea regionale, l’indizione del referendum, la proclamazione di indipendenza da parte dell’assemblea legislativa veneta. Questa è la strada» spiega Morosin, che sprona il governatore Luca Zaia a spingere sulla strada dell’indipendenza. «Vuole essere il primo presidente della Repubblica democratica del Veneto o l’ultimo governatore della Regione italiana del Veneto?» sollecita Morosin.

Il movimento degli indipendentisti, sempre meno carsico, in realtà è ancora un arcipelago abbastanza variegato: da una parte il movimento Plebiscito 2013 (Busato ed altri) che ha lanciato dal 16 al 21 marzo un sondaggio on line dal valore puramente politico; dall’altro la Lega Nord che, riscoprendo il tema, ha mobilitato la sua rete territoriale per fare pressione sul consiglio regionale; sul piano istituzionale, un cartello di sigle sta cercando di costituire un polo veneto in vista delle prossime elezioni regionali del 2015.

Il tema, insomma, si sta scaldando anche in vista dell’approvazione di una legge regionale che, superando timidezze e indecisioni, proclamerà il referendum a doppio quesito: il primo sulla possibilità che il Veneto diventi regione a statuto speciale, il secondo sull’indipendenza vera e propria.

La legge sarà certamente impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. La speranza di Zaia e della maggioranza in Regione è che il tira e molla duri almeno fino alle prossime elezioni regionali, in maniera da cavalcare il tema senza far svolgere un referendum dall’esito molto scontato. «Se così fosse» suggerisce Morosin «la Regione non dovrebbe nemmeno opporsi all’impugnazione del governo. La questione dell’autodeterminazione è internazionale, non legata allo Stato nazionale. Noi crediamo che ormai la questione dell’indipendenza sia ormai su un piano inclinato: arriverà da sola».

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