Marzotto: «Berlusconi va cacciato. E diamo fiducia a Renzi»

Cavalieri del lavoro, Pietro Marzotto spiega perché vuole l’espulsione dell’ex premier: «C’è uno statuto, ci sono i probiviri, c’è un nostro iscritto condannato per frode fiscale»

CONCORDIA SAGITTARIA. «Davvero non capisco tutto lo stupore che questa mia iniziativa ha suscitato. In un paese normale sarebbe una cosa scontata. In un paese normale, appunto».

Pietro Marzotto, 76 anni, è seduto nel grande salotto della sua casa di Valle Zignago, circondata da ottocento ettari (metà dei quali di valli da pesca). «L’ha comprata mio padre, molto tempo fa: bonificandola, l’ha restituita a un uso agricolo».

Conte Marzotto, parliamo di Berlusconi?

«Non chiamatemi conte. Sono rispettoso della XIV disposizione transitoria della Costituzione, che abolisce tutti i titoli nobiliari. Quindi, al massimo, dottore».

Perché ha deciso di sollevare la questione del cavalierato di Berlusconi?
«Perché è venuto il momento che questo paese ricominci a fare le cose secondo le regole, i principi, il buon senso. Bisogna tornare ad essere seri, questo paese ha bisogno di molte cose»

Ad esempio?
«Non capisco tutta questa agitazione perché il segretario del Pd Renzi ha incontrato Berlusconi. Che cosa avrebbe dovuto fare, povero ragazzo? Piaccia o non piaccia (e a me non piace), Berlusconi è ancora il capo di Forza Italia. E quindi, con chi avrebbe dovuto parlare?»

Torniamo al cavalierato di Berlusconi.
«Si tratta di due questioni distinte. Una riguarda la procedura di decadenza, ed è tema del Presidente della Repubblica. Un’altra la nostra Federazione, che è un’associazione privata che riunisce tutti i cavalieri. C’è uno statuto, ci sono i probiviri, c’è un nostro iscritto condannato per frode fiscale in via definitiva. Ecco, il chiedo il rispetto delle regole, che valgono con tutti. Nulla più».

Il tema è delicato, non crede?
«Sono cavaliere del lavoro dal 1985, ventinove anni. Lo era mio bisnonno Gaetano, lo è stato mio padre. Mi sono sempre ispirato ai valori del lavoro, della solidarietà, dell’efficienza e della competitività. Loro mi hanno insegnato questo».

Dunque si è autosospeso?
«Sì, perché non intendo restare iscritto a un’associazione che non rispetta il proprio statuto e il proprio codice etico. Sono pronto a trasformare la mia autosospensione in dimissioni definitive ove in pochi mesi la patologica vicenda berlusconiana non sia formalmente risolta dalla nostra associazione. Continuerò naturalmente a dare il mio contributo, ma non sarò più iscritto».

Cosa pensa di Berlusconi?
«Lo conosco da moltissimi anni, Silvio».

L’ha mai votato?
«No. Ma il giorno la sua prima vittoria, nel 1994, gli dissi: ora che hai vinto le elezioni guida il tuo partito, fai politica, cerca di rinnovare questo paese. L’unica cosa che non puoi fare è il presidente del consiglio, perché sei in conflitto di interessi e perché fare l’imprenditore è un altro mestiere».

Berlusconi non seguì il suggerimento, a quanto pare.
«In questi vent’anni abbiamo aumentato la spesa pubblica, diminuito la spesa per investimenti, aumentato pesantemente le imposte, non abbiamo risolto il problema del disavanzo. Negli anni di Berlusconi ci siamo anche sputtanati in Europa e nel mondo. Quindi io credo che Berlusconi abbia demeritato moltissimo il suo ruolo».

Eppure, il segretario del maggiore partito, Matteo Renzi, ha deciso di incontrarlo e farci un accordo.
«Matteo Renzi è l’ultima speranza che resta a questo paese. Se vuole fare una legge elettorale deve trovare degli alleati. E Forza Italia, piaccia o non piaccia (e a me non piace) è ancora guidata da Berlusconi. Con chi deve parlare questo povero Cristo?»

L’accordo Renzi/Berlusconi è dunque positivo?
«Una legge elettorale diversa, la fine del bicameralismo perfetto, sono riforme non risolutive ma propedeutiche al cambiamento. E’ importante seguire questa strada per proseguire dentro a un cammino virtuoso».

Dentro alla sinistra molti si indignano per il dialogo con Berlusconi.
«E sbagliano. Da una parte c’è Berlusconi, la certezza di un fallimento, una sciagura per l’Italia. Dall’altra questo giovane segretario del maggior partito del centrosinistra. L’unica speranza è che Renzi faccia quel che dice di voler fare. E che glielo lascino fare».

Cosa vota in questo momento?
«Ho sempre votato liberale e repubblicano, mai per la Dc. Poi, dalla fine degli anni Ottanto, ho pensato che l’unico coté liberale si trovasse tra i post comunisti. Perciò ho cominciato a votare per il Pds, i Ds ed, ora, per il Pd. Ma temo che anche il Pd rischi di perdere la strada se non va avanti con il cambiamento».

Abbiamo buttato via vent’anni?
«Nulla è mai buttato, ma penso che il saldo sia fortemente negativo, da una parte e dall’altra. Abbiamo perso molto tempo per fare le riforme e per ammodernare il paese. Ora non c’è più tempo. Siamo già sul baratro: se la politica continua a parlare passiamo l’orlo. Tra l’altro il paese è prigioniero della burocrazia, che è ostile a ogni cambiamento ed è il principale ostacolo al rinnovamento».

Video del giorno

Covid, Figliuolo: "Arrivati al plateau della curva Omicron. Continuando così, ne usciamo"

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi