«No agli aumenti del 70% dei volumi»

Venezia: il gruppo Intervento giuridico dopo la battaglia contro le grandi navi avvia ricorso contro la Regione

VENEZIA. «Altro che Piano casa. Questo è un provvedimento per favorire la più becera speculazione edilizia. Le aree pregiate del nostro territorio saranno stravolte e trasformate in un grande capannonificio. Per questo abbiamo chiesto al governo di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la delibera approvata dalla Regione Veneto». Il gruppo di Intervento giuridico, associazione ecologista con sede a Cagliari che raccoglie le proteste dei cittadini contro la manomissione del territorio, torna all’attacco. Il suo presidente Stefano Deliperi – lo stesso che ha presentato nel settembre scorso ricorso all’Unione europea contro l’inquinamento prodotto dalle grandi navi in laguna – ha presentato una istanza al governo Letta contro il Piano della Regione. Secondo i ricorrenti la terza edizione del «cosiddetto Piano casa», convertita in legge dal Consiglio regionale il 29 novembre 2013 (legge 32) «produce una lesione delle competenze statali in materia di ambiente e urbanistica, come previsto dagli articoli 117 e 118 della Costituzione». «Vogliamo con questo sostenere anche le istanze dei comuni veneti che sono stati tra i primi a battersi contro il provvedimento regionale», scrive il presidente, come Asiago e Cortina, che hanno approvato una delibera il 23 dicembre per disapplicare il Piano». Perché il comitato, raccogliendo anche le numerose istanze di associazioni e gruppi ecologisti del Veneto ha deciso di schierarsi contro la delibera regionale? «Perché questo non è un Piano per realizzare edilizia residenziale pubblica», spiega Deliperi, «ma un Piano che autorizza gli scempi, applicabile fino al marzo del 2017 e utilizzabile per gli edifici realizzati fino al 31 ottobre del 2013». Un esempio? La superficie esistente è aumentabile del 20 per cento, anche su corpi separati. Nel caso di demolizioni e ricostruzioni con miglioramenti energetici si passa ad aumenti di volume del 70 e 80 per cento, un altro 10 è per la riduzione dell’amianto, ancora un 40 per l’abolizione delle barriere architettoniche. Sono inoltre consentiti nuovi centri commerciali anche nei centri storici, non esistono più limiti all’altezza degli edifici, non vi è traccia di vincoli paesaggistici e idrogeologici, di tutela dei siti di importanza comunitaria. E infine, conclude l’esposto, «vengono disapplicati gli strumenti urbanistici comunali ed esautorati i 581 comuni veneti, alla faccia del federalismo sbandierato dalla Lega». Un gruppo che fa sul serio. Sul suo ultimo esposto, per i fumi delle grandi navi, l’Unione europea ha ora aperto un’istruttoria per raccogliere informazioni e aprire una procedura di Infrazione.

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