Cortina apripista dei “ribelli” in vista una raffica di ricorsi

BELLUNO. Asiago e Cortina hanno aperto la strada, ma nella loro scia si stanno allineando un po’ tutti gli altri. Una condivisione d’intenti motivata da un “nemico” comune: il nuovo Piano casa varato...

BELLUNO. Asiago e Cortina hanno aperto la strada, ma nella loro scia si stanno allineando un po’ tutti gli altri. Una condivisione d’intenti motivata da un “nemico” comune: il nuovo Piano casa varato dalla Regione.

Un documento che non solo rischia di frantumare i già fragili equilibri urbanistici delle località turistiche bellunesi, ma che nei fatti svuota i Comuni della loro autorità sul controllo e sulla programmazione urbanistico-territoriale.

«Siamo assolutamente contrari a uno strumento così concepito», esordisce Alberto Graz, sindaco di Sappada, «perché ai Comuni viene tolta la giurisdizione territoriale e urbanistica. Al di là della via aperta da Asiago e Cortina (con una delibera mirata a “bloccare” il diktat legislativo regionale, ndr), che ci sembra un primo passo quasi obbligatorio, stiamo valutando anche la possibilità di presentare un ricorso contro Venezia, perché non possiamo accettare che ci venga imposto uno sviluppo senza controllo dell’edilizia».

Sulla stessa frequenza è sintonizzato il sindaco di Alleghe, Gloria Pianezze, che ricorda come «qui non è di altri edifici che abbiamo bisogno. Stiamo parlando, e le recenti emergenze lo hanno puntualmente ricordato, di aree fragili, di estremo disagio dal punto di vista dei servizi e dei collegamenti. Siamo assolutamente contrari al Piano casa regionale anche perché i nostri Comuni sono impegnati da tempo nella predisposizione dei Pat (piano di assetto del territorio, ndr), dove sono state fatte scelte ben precise, con strategie urbanistiche pensate appositamente per territori che non hanno più niente a che vedere con le speculazioni edilizie e le seconde case. Ma con un Piano casa regionale così concepito tutto questo ci passa sopra la testa: è inaccettabile. Qui si rischia seriamente di far saltare anche gli equilibri economici e ambientali. Scelte come queste devono restare ai territori e a chi li abita, a chi sa quale è stato il prezzo pagato per le scelte fatte nel passato. Parlando di Alleghe, basta pensare che circa il 60% dei nostri edifici residenziali sono seconde case. Anche noi seguiremo Asiago e Cortina, perché scelte che possono andare bene per una città della pianura veneta non è detto che siano compatibili anche con le località turistiche di montagna».

Posizione «fortemente contraria» anche quella del Comune di Auronzo, come spiega il sindaco Daniela Larese Filon. «Ne avevamo già discusso con gli altri Comuni. Una soluzione va trovata perché non avere la possibilità di incidere sulla programmazione urbanistica dei nostri territori è una chiara prevaricazione delle competenze comunali. Siamo orientati a fare la stessa scelta di Asiago e Cortina».

Voto contrario al Piano casa regionale anche a Falcade, con il primo cittadino Michele Costa che ammette: «Un simile documento fa chiedere a un sindaco quale sia il significato del suo ruolo. È una normativa troppo pesante e impattante per essere calata dall’alto senza una calibratura specifica sulle esigenze e le realtà territoriali. Togliendo ai Comuni il controllo della programmazione urbanistico-edile-territoriale si rischia di mandare allo sfascio ogni programmazione funzionale a queste terre. Il rischio concreto è quello di un’urbanizzazione fuori controllo di zone che, al contrario, hanno assoluta, vitale necessità di essere regolamentate, come del resto viene chiesto da strumenti come i Pat, che a questo punto rischiano di diventare semplicemente inutili».

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