Faro su tutte le consulenze del Consorzio

In casa del finanziere Meneguzzo biglietto di ringraziamento di Gianni Letta. Oggi gli interrogatori davanti al gip di Venezia

VENEZIA. In un modo o nell’altro, comunque indirettamente, in questa indagine su Giovanni Mazzacurati ed il Consorzio Venezia Nuova sono entrati sia il nipote Enrico Letta, ora presidente del Consiglio dei ministri, sia lo zio Gianni Letta, potente braccio destro di Silvio Berlusconi ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Gli investigatori veneziani della Guardia di finanza, infatti, con quelle 110 perquisizioni hanno scoperchiato il pentolone dei rapporti d’affari, di cortesia, di scambio di favori tra numerose istituzioni, personaggi politici e importanti operatori finanziari da un lato e l’associazione di imprese incaricata di una delle grande opere italiane, il Mose, dall’altro. Tra quelli che hanno ricevuto la visita delle «fiamme gialle», come già riportato, c’è il finanziere vicentino Roberto Meneguzzo, al vertice della potente holding di Vicenza «Palladio Finanziaria». Sia negli uffici della holding, nella città berica e a Roma, sia nelle abitazioni del presidente, all’hotel Excelsior al Lido di Venezia e a Vicenza, hanno raccolto tutta la documentazione che può interessare l’inchiesta veneziana e tra le carte ci sarebbe un biglietto a firma di Gianni Letta, che ringrazia Meneguzzo per il regalo ricevuto. Non solo, le «fiamme gialle» veneziane si sarebbero portate via anche la copiosa corrispondenza intercorsa tra il finanziere vicentino e l’europarlamentare del Pdl Lia Sartori. Sia Letta sia Sartori non sono estranei alle attività del Consorzio Venezia Nuova. Soprattutto il primo è stato uno dei maggiori sponsor, quando era al governo accanto a Berlusconi, della grande opera alle bocche di porto lagunari e delle imprese che da oltre 20 anni sono al lavoro per concluderla.

Al nipote Enrico, invece, gli investigatori veneziani sono arrivati, sempre indirettamente, perquisendo l’ufficio nella sede romana della fondazione «VeDrò», che fa capo all’attuale capo del Governo, e l’abitazione del tesoriere Riccardo Capecchi. Nel decreto di perquisizione firmato dal pubblico ministero Paola Tonini, che coordina le indagini, è spiegato il motivo delle numerose visite, compresa quella alla fondazione di Letta e al suo tesoriere. «Ritenuto di dover accertare», si legge, «se sia stato osservato un criterio equitativo e di imparzialità dispone l’acquisizione di tutta la documentazione pertinente alle opere, ovvero alle consulenze o finanziamenti, assegnate dal Consorzio Venezia Nuova direttamente o per il tramite di società intermedie o persone fisiche». E la fondazione «VeDrò» è uno di quegli istituti che ha usufruito delle sponsorizzazioni del Consorzio veneziano nel 2011 e nel 2012.

Per quanto riguarda gli accertamenti sul colonnello della Guardia di finanza in servizio a Venezia sospettato di aver passato alcune informazioni ad alcuni di coloro che sono finiti in manette per frode fiscale e turbativa d’asta ad incastrarlo sarebbero alcune telefonate intercettate agli indagati di Chioggia. L’ufficiale anche due giorni prima che scattassero gli arresti avrebbe fornito informazioni agli imprenditori, che da tempo frequentava. Oggi, intanto, al via gli interrogatori davanti al giudice Alberto Scaramuzza.

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