Bersani: Veneto pronto per una guida Pd

L’ex segretario a Padova: «Non mi ricandiderò alla guida del Partito democratico, ma Renzi deve rispettare le regole»

PADOVA. «Ricandidarmi alla guida del Pd? No. La ruota deve girare. Mi sono dimesso dopo la grave spaccatura del Pd con i 100 franchi tiratori che hanno affossato la candidatura di Prodi a presidente della Repubblica. Il Paese per uscire dalla crisi ha bisogno di una guida sicura e il Pd è l’unico partito che può vincere la sfida. Ma Matteo Renzi deve rispettare le regole: io da segretario le ho cambiate per consertirgli di partecipare alle primarie, ora lui non può cambiare le carte in tavola perché è chiaro che se il segretario tornasse ad essere l’unica candidato possibile un altro Renzi non potrebbe concorrere». Sono le 8,30 di sera e Pier Luigi Bersani si accende il toscano, entra alla festa del Pd alla Mandria e viene acclamato come un leader, mentre fa il giro degli stand e posa per le foto con i militanti. È lui la vera guida dei democrat, non c’è Epifani e D’Alema o Veltroni che reggano la sfida. Renzi deve attendere. Al suo fianco i deputati Davide Zoggia, Alessandro Naccarato e Davide Moggiato e poi Piero Ruzzante, Ivo Rossi e il ministro Flavio Zanonato che gli raccontano che il Veneto è cambiato, è caduto il bastione leghista di Treviso e ora la sfida è lanciata per le regionali del 2015. Un sorso di birra, poi la risposta: «Sì, ce la possiamo fare: il Veneto può avere un presidente Pd. I risultati che abbiamo avuto ci fanno dire che siamo una forza veramente radicata, l’unica che se non si smentisce rovinandosi da sola, è in grado di dare un po’di prospettiva al Paese. In Veneto la Lega è crollata ai minimi storici e la guerra tra i sostenitori di Maroni-Tosi e Bossi-Zaia spalanca le porte alla nostra vittoria». Inizia il dibattito e Antonio Ramenghi, direttore del nostro giornale, si assume il ruolo del guastafeste: la delusione per i primi mesi di governo Pd-Pdl-Lista Monti è palpabile. Non si vede ancora la svolta, si rinvia di mese in mese: com’è nata l’intesa con Berlusconi, non potevate fare il patto con il M5S per un governo di alternativa? A pagare la crisi sono solo i lavoratori dipendenti delle aziende private e il pubblico impiego non è stato colpito, la Germania ha portato da 20 mila a 1200 i Comuni mentre in Italia le riforme strutturali non si fanno mai perché i partiti non vogliono perdere consensi, insiste Ramenghi.

Zanonato ribatte: più che una domanda questa è una tesi, siamo al governo da tre mesi e abbiano approvato il decreto che paga i debiti della pubblica amministrazione, sospeso il pagamento dell’Imu e dell’Iva e avviato con un decreto i primi provvedimenti per il rilancio del lavoro. Prima di mettere mano alla riforma dei Comuni e abolire le Province bisogna cambiare la Costituzione, spiega il ministro Zanonato.

I toni si fanno accesi perché il direttore Ramenghi insiste: dove sono finite le lenzuolate di Bersani? Qui è tutto come prima, caro Pier Luigi che ne pensi di questo governo guidato da Letta e Alfano, che ha sbagliato a nominare la Idem ministro, scelta come testimonial sportiva?

«Siamo al governo con il Pdl di Berlusconi perché con il MS5 non si possono costruire intese: Grillo è il padrone di quel partito, non c’è democrazia e manca quindi la base del dialogo. Quanto al governo, ci sono ottimi ministri a partire da Flavio Zanonato, che hanno il coraggio di incontrare i lavoratori con le crisi aziendali e non chiudono le porte in faccia ai sindacati» spiega Bersani. E le riforme che non arrivano? «La colpa è della destra populista che promette l’impossibile, a partire dall’abolizione dell’Imu. Chi ha di più deve dare di più, questo è il concetto. Come ha detto Fassina non ha senso togliere l’Imu ai Paperon de’Paperoni. Non ha senso fare i partigiani dell’Imu o dell’Iva. Ora dobbiamo mettere mano al bicameralismo, il Senato va trasformato nella Camera delle Regioni e delle autonomie,le Province vanno abolite ma la procedura è lunga, tocca al Parlamento trovare le soluzioni. Josefa Idem? La critica di Ramenghi è fondata ma il caso ora è chiuso».

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