Tempo scaduto, addio Palais Lumière

Pierre Cardin rinuncia al suo sogno a Marghera. L’annuncio di Basilicati: «Non è stato possibile chiudere la procedura»

VENEZIA. Il Palais Lumiere di Pierre Cardin non si farà a Marghera: l’annuncio a sorpresa arriva alle 19.16. L’agenzia Ansa da Parigi rilancia a Venezia, a chilometri di distanza, l’annuncio dell’ingegnere Rodrigo Basilicati, nipote dello stilista italo-francese, amministratore delegato della Concept Creatif Pierre Cardin SpA. Un annuncio anticipato dalle telefonate di Basilicati al presidente della Regione Luca Zaia e al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.

«Abbiamo dovuto recedere dalla bozza di accordo di programma del 21 dicembre 2012 sottoscritta con le Autorità locali per la realizzazione a Marghera del Palais Lumière», fa sapere Basilicati. «La scelta si è resa inevitabile dopo che, a oltre due anni e mezzo dalla presentazione dell’iniziativa, non è stato possibile concludere la procedura con l’approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte». Per Basilicati sono aumentati col tempo gli ostacoli procedurali, «fino alla recente presa di posizione del Ministero dei beni culturali circa la presunta esistenza in zona di un vincolo paesaggistico finora mai fatto valere né applicato a tutti coloro che hanno edificato nella zona».

Il nipote di Cardin lamenta poi la scadenza dei termini massimi di efficacia dei contratti già conclusi per avere la disponibilità delle aree. La società di Cardin ha siglato contratti di prelazione, senza definire gli acquisti, con sei proprietari di aree di Marghera e si attendeva la fine della trattativa con Ca’ Farsetti, dopo le polemiche di fine anno, per la cessione anche dei terreni comunali, necessari per arrivare al 51 per cento del controllo dei terreni. Sul percorso del Palais Lumière, da due anni e mezzo, si sono messi tanti intoppi: prima il vincolo Enac sull’altezza della torre; poi quello del ministero dei beni culturali sul vincolo dei 300 metri. Il primo problema era stato risolto, il secondo pendeva come una spada di Damocle sul progetto della torre di 255 metri e sull’investimento da oltre due miliardi di euro. Da ultimo la richiesta di Vas, valutazione ambientale strategica in Regione. «Abbiamo già investito nel territorio somme ingentissime per realizzare un sogno e contribuire così alla rigenerazione di Marghera», ha detto Basilicati all’Ansa, «a tutt’oggi non si sono verificate le condizioni minime di certezza di consensi e tempi per proseguire l’attività e continuare a investire le somme ancora più cospicue richiesteci da ogni parte sia per le aree che per le procedure». E conclude: «A questo punto non ci resta che augurare alle amministrazioni locali e ai proprietari delle aree di riuscire presto a riqualificare Marghera anche senza l’apporto del nostro entusiasmo».

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