Mafia e appalti sospetti, autostrada Valdastico nel ciclone

Una denuncia sul tavolo della Procura Distrettuale Antimafia: A4 holding avvia un’indagine interna

PADOVA. Ancora la Valdastico, la striscia d’asfalto che taglia, da nord a sud, il Veneto. L’autostrada dai cantieri maledetti: non solo perché ha sepolto da tempo i suoi ispiratori, i democristiani Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia. Ma anche perché dopo un lunghissimo stop i lavori sono ripresi (la conclusione è prevista per giugno 2014) con un accompagnamento di polemiche, denunce, inchieste da paura. E ora c’è chi sostiene che, una volta completata, quest’autostrada - che la Società Autostrade Brescia Padova sta realizzando - non servirà assolutamente a nessuno.

Alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, la magistratura che indaga sulla criminalità organizzata, è arrivato nei giorni scorsi una dettagliata denuncia che alza nuovamente il tiro sulle presunte infiltrazioni nei cantieri della Valdastico. E rivela un intreccio di interessi tra dirigenti dell’Autostrada e imprese appaltatrici. Troppo dettagliato per non essere preso in considerazione.

Il presidente dell’Autostrada, Attilio Schneck, comincia con una risata: «Addirittura?». Ma poi si fa scuro in volto: aggrotta le ciglia, rilegge alcuni passaggi, cambia umore. Conosce queste imprese? «Mai sentite». Il nome di questi dirigenti? «Questo naturalmente lo conosco. Quest’altro? Mai sentito. Il terzo? Ne ho sentito parlare». Poi alza il telefono e chiama il direttore generale di Autostrada Brescia-Padova, Bruno Chiari: «Voglio segnalare immediatamente all’organismo di vigilanza questo esposto. E che si faccia un’indagine interna. Se c’è qualcosa che non va sarò il primo a scrivere alla Procura della Repubblica». Schneck è presidente dell’autostrada dal 2008. «Quando sono arrivato alla guida della Serenissima, siccome non sono uno sprovveduto, ho chiesto come vengono assegnati i lavori, quale imprese lavorino, quali siano le procedure. Ho detto ai dirigenti: voglio dormire tranquillo. Mi hanno assicurato che le procedure sono certificate, che tutto è cablato, che i dirigenti sono competenti ed alcuni di questi hanno quarant’anni di esperienza nella costruzione di strade e autostrade».

L’indagine interna è partita discretamente nei giorni scorsi da una segnalazione diretta del presidente e del direttore generale, che hanno scritto all’Organismo di vigilanza di A4 Holding e di Serenissima Costruzioni. «Vogliamo accertare se i fatti denunciati in questo esposto corrispondono al vero – spiega il dg Bruno Chiari _ . Sono abbastanza convinto che non vi sia nulla di vero, conosco la professionalità dei dirigenti. Ma abbiamo il dovere di andare fino in fondo ed essere assolutamente trasparenti. Abbiamo pertanto inoltrato l’esposto all’organismo di vigilanza interna perché faccia tutte le verifiche del caso».

«Con queste cose non bisogna scherzare – aggiunge il presidente - : ma qui , ammesso e non concesso vi sia qualcosa di vero, siamo in un ambito di ladri di galline. Di gente che fa la cresta, non che aiuta la mafia».

Ancora la Valdastico, dunque, e i suoi cantieri. Già «attenzionati» dalla Direzione investigativa antimafia di Padova, che per quattro volte ha eseguito dei controlli nei cantieri scoprendo alcune violazioni amministrative nella gestione dei subappalti e del personale. Nel novembre 2008, la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta aveva sequestrato i lotti 9 e 14 della Valdastico perchè realizzati da un’impresa del gruppo Italcementi legata al clan siciliano Lo Piccolo che usava cemento depotenziato. Nel 2011 l’altro scandalo degli scarti di lavorazione delle Acciaierie Beltrame, sepolti abusivamente nel sottofondo stradale dell’infrastruttura.

Adesso i lavori volgono al termine. Il primo lotto, sette chilometri da Vicenza a Montegaldella/Longare, è stato aperto due mesi fa. Tra sei mesi sarà aperto il tratto fino a Barbarano, di otto chilometri. Poi, entro dicembre 2013, sarà pronto il tratto sud tra Badia e Canda, nel Rodigino.

Entro la metà del 2014 dovrebbe essere finalmente completata l’intera opera, lunga sessanta chilometri e del costo di un miliardo e cento milioni.

Il nuovo esposto, che non reca una firma ma è estremamente documentato, fa riferimento a una serie circostanziata di accuse. Troppo precise per arrivare dall’esterno. E quindi del tutto degne di essere prese in considerazione. Ma l’indagine interna ordinata dal presidente Attilio Schneck si è conclusa nei giorni scorsi con un nulla di fatto: «Non abbiamo trovato alcun riscontro delle accuse - spiega il direttore generale Bruno Chiari –. Per noi la vicenda è sostanzialmente chiusa». Non così alla Procura distrettuale, dove il fascicolo è ancora aperto.

 

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