Appalto in odore di mafia «Cemento depotenziato»

Cantiere della caserma dei carabinieri di Dueville: per il tribunale del Riesame solidità dell’edificio a rischio. «Al lavoro un’impresa esclusa dai lavori pubblici»

VENEZIA. Per il Tribunale del riesame di Venezia, che il 16 novembre scorso ha respinto il ricorso del difensore confermando il sequestro di documenti e computer, non c’è solo il sospetto che i titolari della «Elle Due Costruzioni srl» di Lamezia Terme, Domenico, Gennaro e Pasqualino Longo, siano legati alla cosca della ’ndrangheta calabrese egemone a Lamezia degli Iannazzo, ma che abbiano utilizzato per i lavori della caserma dei carabinieri di Dueville, in provincia di Vicenza, «cemento depotenziato», mettendo quindi a rischio la solidità dell’edificio che deve ospitare la tenenza dell’Arma. Non solo, stando alle accuse raccolte dai carabinieri del Ros di Padova, la «Elle Due» avrebbe fatto lavorare nel cantiere un’impresa esclusa da qualsiasi appalto pubblico perché in odore di mafia, la «Giglio srl».

A coordinare le indagini è il pubblico ministero Paola Tonini della Procura antimafia di Venezia, che ha disposto il sequestro di documenti e computer della ditta calabrese i cui titolari sono indagati per corruzione e turbativa d’asta con l’aggravante di aver agito con metodi mafiosi. A far scattare i primi sospetti era stato l’offerta al ribasso presentata dai Longo durante la gara per l’appalto indetta dal comune di Dueville: avevano «sparato» un 30 per cento in meno. Gli investigatori avevano poi compiuto controlli in Calabria ed erano venuti alla luce i contatti con la cosca il cui capo indiscusso è Vincenzino Iannazzo, ora in carcere. Contatti che i Longo avrebbero definito, stando sempre al Tribunale del riesame lagunare «normali relazioni lavorative e familiari». I sospetti sono aumentati poi in seguito ai controlli sul cantiere. «Numerosi sono gli elementi riportati dai quali emerge l’interesse di soggetti legati alla ’ndrangheta», si legge nelle motivazioni del Tribunale, «nonchè il concreto coinvolgimento della ditta Giglio nell’esecuzione dell’appalto. Dagli atti dell’indagine emerge in particolare come questa società sia gravata da un’interdittiva antimafia. I carabinieri hanno attestato l’impiego di veicoli commerciali della Giglio nel cantiere di Dueville. Risulta inoltre anche un accesso da soggetti orbitanti nella citata società presso il cantiere della Elle Due Costruzioni. Gli operanti hanno attestato altresì l’utilizzo da parte dei Longo, nell’attività di movimentazione terra, di uomini e mezzi della Giglio».

Il difensore dei Longo, l’avvocato milanese Filippo Tallia, sostiene in una lettera di rettifica che il Tribunale di Venezia non ha ancora preso alcuna decisione, quando invece il dispositivo è stato depositato il 16 novembre (lo stesso giorno dell’udienza) e le motivazioni il 21 novembre. L’avvocato sostiene «con forza l’assoluta estraneità dei signori Longo rispetto a qualsiasi responsabilità di carattere penalistico» e che non «vi è alcun legame tra i signori Longo e la famiglia Iannazzo, se non il luogo di nascita, Lamezia Terme». Nessuno ha condannato i Longo, che sono stati semplicemente sottoposti ad un’indagine che è ancora preliminare.

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