Province: «Tre assessori in carica fino al 2014»

I capigruppo della commissione Affari costituzionali del Senato presentano il maxiemendamento. Saia: «Martedì siamo convocati dal ministro Patroni Griffi»

PADOVA. Accorpamento delle Province:rischia di saltare il «licenziamento» degli assessori che il ministro Patroni Griffi (nella foto) voleva far decadere dal primo gennaio 2013, assieme ai presidenti trasformati in commissari. La riforma è in alto mare e al Senato è maturata l’idea di salvare almeno 3 poltrone in ogni giunta per garantirne il funzionamento fino alle elezioni di novembre 2013, che dovranno sancire la trasformazione delle Province da organi elettivi a enti di secondo grado.

La proposta è maturata in commissione Affari costituzionali al Senato, come spiega Maurizio Saia, ex An-Pdl ora di Coesione nazionale: «Giarda e Patroni Griffi martedì prossimo ci hanno convocato al ministero per elaborare il maxi-emendamento che il governo adotterà prima di mettere la fiducia al decreto legge sul riordino delle Province. Abbiamo trovato un’intesa e Gasparri (Pdl), Calderoli (Lega), Bianco (Pd), Rutelli (Api), D’Alia (Udc), Pardi (Idv) e il sottoscritto intendono consultare il presidente dell’Upi Antonio Saitta e il trevigiano Leonardo Muraro che hanno già presentato un’ipotesi di emendamento. Patroni Griffi ha preso atto che ci sono vari aspetti critici e vuole fare sintesi. Il Pd, ad esempio, ha chiesto di salvare il funzionamento delle giunte fino al 2014 e di rendere contestuale la riforma alla nascita delle Città metropolitane. Mi pare evidente che il governo non può licenziare in tronco i 600 assessori: anche loro hanno diritto al preavviso come le colf», aggiunge il senatore Maurizio Saia.

Che tutto sia in alto mare lo conferma il Pdl: «Ieri noi abbiamo proposto il rinvio dell’esame del decreto legge e sottolineato che esiste un problema di raccordo dell'attività legislativa, visto che la Camera sta esaminando un disegno di legge del governo sulle modalità di elezione del consiglio provinciale e del presidente della Provincia. Ciò impone un necessario coordinamento tra le Camere e un maggiore approfondimento», sottolinea il senatore Oreste Tofani.

Che accadrà ora? Scatterà la trattativa sul numero di assessori da salvare fino al 2014? Pare di sì. Nel pomeriggio Saitta e Muraro hanno incontrato il ministro Patroni Griffi per ribadire la loro proposta, un «no» su tutta la linea. L’Upi chiede di salvare l’elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali e ribadisce che il decreto legge presenta «alcune importanti criticità che possono essere corrette dal Parlamento, a partire dai parametri troppo rigidi stabiliti per gli accorpamenti, e dalla poca chiarezza sulle funzioni delle Province. Chiederemo poi», fa sapere ancora il presidente dell'Upi «che siano portati a scadenza naturale nella primavera 2014 tutti gli organi e che sia quindi cancellata la norma che elimina le giunte delle Province dal 2013. Riteniamo indispensabile che siano gli amministratori attualmente in carica a dover seguire responsabilmente il processo di riordino».

«L'Upi vuole che il Parlamento affronti con serietà il tema del modello elettorale di queste istituzioni, perché siamo convinti che sia necessario assicurare organi eletti direttamente dal popolo. Nei prossimi giorni presenteremo alle forze politiche e al Parlamento emendamenti al testo che vanno in questa direzione», conclude Antonio Saitta.

Come finirà? Il braccio di ferro è appena iniziato.

Albino Salmaso

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