«Ecco perché il voto non è ammissibile»

L’ufficio legislativo: vìola i principi di unità e indivisibilità dell’Italia, possibile conflitto di attribuzione

VENEZIA. Come un sogno di mezza estate. L’ipotesi di un referendum sull’indipendenza del Veneto si infrange contro la Costituzione. Non si farà, dunque, nessuna consultazione che abbia per tema la separazione del Veneto dall’Italia. A mettere la parola fine è l’ufficio legislativo del consiglio regionale, che ha depositato ieri mattina il proprio parere sull’argomento dopo la sollecitazione del governatore Luca Zaia al presidente del consiglio veneto Clodovaldo Ruffato.

Il Consiglio regionale, recita il passaggio conclusivo, «non ha la facoltà di indire un referendum consultivo sulla questione in esame». La direzione assistenza legislativa mette una pietra, dunque, sulla percorribilità di un referendum avente ad oggetto l’indipendenza del popolo veneto dal resto della Repubblica. Il parere, due cartelle e mezza, è stato trasmesso nel pomeriggio a Luca Zaia, con una lettera nella quale il presidente del Consiglio chiarisce che «il parere reso dagli uffici consiliari, che ti allego in via collaborativa, non poteva che ribadire, sulla base della normativa statale e regionale in materia, quanto statuito dalla Costituzione delle Repubblica italiana, che – ricorda - è unica e indivisibile». Ruffato aggiunge «che la discussione pubblica suscitata» dalla nota di Zaia «possa essere utilmente indirizzata all’approfondimento della riflessione sulle forme necessarie e possibili di autonomia della nostra Regione nell’attuale contesto istituzionale italiano, europeo e internazionale».

Il parere ricorda le specifiche ipotesi di referendum, sia statali che regionali, per arrivare, sulla base del quadro giuridico delineato, a ribadire innanzitutto che «la nascita di un nuovo Stato non solo esula dalle competenze del Consiglio regionale, ma contrasta anche con i principi di sovranità, unità e indivisibilità della Repubblica sanciti dagli articoli 1 e 5 della Costituzione». Nel caso di specie – ricordano gli esperti di palazzo Ferro-Fini - la formazione di un nuovo Stato potrebbe derivare da un mutamento territoriale dello Stato italiano, a seguito di smembramento, oppure da una modificazione della struttura interna e dell’organizzazione politica dello Stato italiano che, da Stato regionale qual è attualmente, dovrebbe trasformarsi in un’altra tipologia di Stato. Ipotesi, tuttavia, che richiederebbero quanto meno un procedimento di revisione costituzionale nelle forme previste dall’articolo 138 della Costituzione, non essendo sufficiente una consultazione popolare limitata al territorio regionale del Veneto per modificare l’intero ordinamento costituzionale. Altro insormontabile ostacolo al percorso referendario – spiega il parere - è il fatto che l’argomento sul quale si chiede l’indizione del referendum non configura un provvedimento né una proposta di provvedimento di competenza del Consiglio regionale, come è invece prescritto dal primo comma dell’articolo 27 dello Statuto. Alla luce di queste valutazioni gli esperti legislativi del Consiglio regionale avvertono che, “l’eventuale assunzione di tale iniziativa, potrebbe determinare i presupposti di un conflitto di attribuzione tra Stato e Regione, sindacabile dalla Corte costituzionale ai sensi dell’articolo 134 della Costituzione, o addirittura, ove si ritenesse che l’iniziativa possa configurare un atto contrario alla Costituzione o una grave violazione di legge, le condizioni per l’applicazione dell’articolo 126 della Costituzione, con conseguente scioglimento del Consiglio». (d.f.)

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