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Vitalizi e stipendi, cala la mannaia

Via libera del Consiglio al provvedimento. A regime porterà risparmi per oltre 60 milioni a legislatura

2 minuti di lettura

di Simonetta Zanetti

VENEZIA

Con un colpo di reni e un moto d’orgoglio il Consiglio regionale, ieri, ha approvato la legge che elimina vitalizi e assegni di reversibilità e taglia le indennità. Pur turandosi il naso – ché decidere di ridursi lo stipendio è effettivamente penoso e giustifica i musi lunghi a palazzo – i consiglieri hanno dato un segnale di quell’eccellenza del Veneto recentemente più sbandierata che provata. Finendo, addirittura, per dimostrarsi più realisti del re. Sicuramente più virtuosi. E così, di fronte alla pressante richiesta di un “segnale” – l’eliminazione del sistema dei vitalizi su base retributiva, ovvero sconsideratamente alto rispetto al rapporto contributi-lavoro (fino a 6.500 euro per 3 mandati) – l’assemblea ha messo sul piatto anche una nuova riduzione delle retribuzioni.

Ma andiamo con ordine. Dalla prossima legislatura (2015) sono previste quindi l’eliminazione del vitalizio – che verrà sostituito da un regime contributivo – e dell’assegno di reversibilità, la possibilità di ritirare quanto versato (al massimo in 15 anni) senza gli interessi legali e di sospendere il pagamento dell’assegno, mentre, da subito, per i consiglieri in carica ci sarà una riduzione del 5% di vitalizio e assegno di fine mandato (con un risparmio stimato in 400 mila euro). La vera partita del risparmio – 50 milioni a legislatura – si gioca in prospettiva, non senza passare per un periodo critico – fino al 2020 – quando a fronte delle uscite, verrannno a mancare i contributi dei consiglieri. A questo si aggiungono i 10 milioni a legislatura, derivanti dalla riduzione a 51 del numero dei consiglieri regionali. «Si tratta di un provvedimento fatto per le future generazioni – sostiene il vicepresidente della commissione Affari istituzionali Piero Ruzzante (Pd) – che si troveranno a disposizione una sessantina di milioni in più a legislatura: pensiamo agli effetti che queste risorse potranno avere sul trasporto o sulla non autosufficienza».

Più articolato il taglio delle indennità di funzione che vengono svincolate da quelle parlamentari, con effetti a partire da marzo in modo da recepire eventuali tagli a ribasso attesi dal Parlamento entro il 31 gennaio. Nel frattempo, la legge veneta stabilisce la riduzione del 25% del’indennità di funzione, calcolata sugli stipendi del 31 dicembre 2010 senza contare cioè le riduzioni del 10% già introdotte nell’anno in corso che, a onor del vero, “fermerebbero” i nuovi tagli al 15%. Tant’è: ferma restando l’indennità di carica (7.607 euro lordi al mese), la retribuzione di funzione per i presidenti di Giunta e di Consiglio passerà da 4.096 euro a 3.027; per i vicepresidenti da 2.925 a 2.194; per gli assessori da 2.340 a 1.755; per i presidenti di commissioni e gruppi da 1.755 a 1.316 e per vicepresidenti di commissione e di gruppi e i consiglieri segretari da 1.170 a 877 euro.

Sul fronte della “diaria”, l’Ufficio di presidenza dovrà stabilire le modalità attuative per limitare i rimborsi finora forfettari (erano 2.602 euro in busta) all’effettiva partecipazione dei consiglieri all’attività, introducendo una sorta di “premio di produzione”; stabilire fasce di rimborso per le spese di trasporto in base alla distanza (prima previsti da 150 a 2.000 euro in base ai chilometri) e definire le modalità di rimborso delle missioni che verranno gestite dai gruppi e liquidate in base a “pezze giustificative” togliendolo dalla busta dei consiglieri (erano 2.113 euro). «E’ un impegno che mi ero assunto personalmente e sono quindi contento di essere riuscito, con il fattivo e convinto contributo di tutti, a condurlo in porto» commenta soddisfatto il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato. «E’ una decisone – sostiene Federico Caner (Lega) – che conferma che il Veneto è primo per la virtuosità della sua classe politica che dimostra così di non essere “casta”». E mentre Stefano Valdegamberi (Udc) la definisce «una misura decisamente buona che si poteva prendere anche prima», Dario Bond (Pdl) annuncia che «come classe politica dobbiamo aspettarci ancora “tanta tempesta” di critiche che finiranno, però, quando avremo dimostrato di essere in grado di continuare a dare risposte positive come questa». Tant’è, questa volta la politica, invece che un regalo per sé piazza sotto l’albero un atto concreto che da solo non riempie le casse ma che, forse, per tutti i veneti senza lavoro vale più delle mille parole di solidarietà che ci hanno riempito le orecchie fino ad ora.

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