Derubata e stuprata dai ladri

Narcotizzata e violentata dai ladri che le hanno portato via monili in oro e contanti per qualche migliaio di euro. E’ la terribile esperienza che racconta una quarantacinquenne che vive da sola in un comune che confina con Padova. La donna, che la mattina del 24 aprile si è svegliata con senso di nausea e dolori addominali, ha denunciato ai carabinieri solo il furto

ALBIGNASEGO. Denuncia ai carabinieri il furto in casa, ma solo successivamente ha trovato il coraggio per raccontare della violenza sessuale subita proprio durante il colpo. Due uomini l’avrebbero narcotizzata e stuprata nel suo letto.
Vittima della violenza una donna quarantacinquenne che vive in un Comune che confina con Padova, dove lavora come parrucchiera. La signora da quel giorno non riesce più a tornare a casa, chiedendo ospitalità di volta in volta a parenti e amici.

Tuttavia, piano piano la donna ha cominciato a raccontare la sua verità, per cercare di aver giustizia, ma soprattutto per riuscire a riconciliarsi con il mondo che la circonda. Aiutata in questo, anche da chi le sta accanto. L’incubo inizia il 24 aprile scorso. La signora, che vive sola, si sveglia con forti dolori addominali e nausea. E’ sabato ed è attesa da un’impegnativa giornata di lavoro. Ma le gira la testa: e appena apre gli occhi capisce che qualcosa non quadra. L’armadio è aperto, per terra vestiti, biancheria intima, portagioie.

Il cuore «le finisce in gola» e decide di chiamare i carabinieri che spediscono a casa sua un equipaggio di turno. I militari entrano in casa e la donna comincia a spiegare ciò che pensa sia successo. Una delle finestre della casa è stata letteralmente smontata. I ladri, una volta all’interno, hanno guardato dappertutto, racimolando un bottino di qualche migliaio di euro in monili in oro e contanti.

I carabinieri scrivono l’annotazione dell’intervento che sarà finita (come tutte le annotazioni) sul tavolo del comandante della Compagnia di zona, che in questo caso è il capitano Massimiliano Korfeind che regge la Compagnia di Abano Terme. Prima di congedarsi, tuttavia, i militari spiegano alla signora che quando vuole può andare in caserma per integrare la denuncia di furto.

Ma questo è solo il «primo tempo». Appena i carabinieri se ne vanno, infatti, la signora comincia ad avere fitte addominali ancora più forti. Capisce che forse non è un mal di pancia qualsiasi. Anche perché il senso di nausea non l’abbandona. Quindi prende l’auto e si reca in ospedale dove viene visitata: i medici, secondo il racconto della vittima, avrebbero riscontrato lesioni compatibili con una violenza sessuale. La donna è ormai immersa in un incubo: ripensa al senso di nausea e immagina di essere stata narcotizzata e violentata.

Torna a casa e guarda le immagini della videocamera che sorveglia l’entrata della sua abitazione. Si vedono due persone che potrebbero anche essere gli stupratori.
Tre giorni dopo la visita in ospedale - il 27 aprile - la donna decide di integrare la denuncia raccolta dai militari nell’immediatezza del fatto. Ma in caserma non parla di violenza sessuale, bensì solo di senso di nausea, mal di pancia e di una visita in ospedale.

Probabilmente, per vergogna o timore, omette quanto gli avrebbero riferito i medici che le avrebbero finanche somministrato la pillola del giorno dopo.
Sul fronte giudiziario, per ora nulla è trapelato: i carabinieri stanno raccogliendo notizie per dipanare la matassa. Per scongiurare soprattutto che in giro ci possa essere una banda di ladri-stupratori che entra nelle case di notte. Magari seguendo le vittime, che abitano sole, narcotizzandole e violentandole.

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