ELEZIONI REGIONALI IN VENETOSul doppio incarico di Zaiavertice della Lega con Bossi

Umberto Bossi e Roberto Calderoli

Il candidato alla presidenza della giunta regionale convocato a Milano per discutere del doppio incarico: diventare governatore e restare ministro dell’Agricoltura. Il Carroccio si fa forte del parere di Luca Antonini, costituzionalista che insegna all’Università di Padova

VENEZIA.Luca Zaia convocato a Milano, annulla gli impegni elettorali e corre dal Capo. Bossi lo aspetta assieme a Calderoli per discutere del doppio incarico: diventare presidente del Veneto e restare ministro dell’agricoltura. Sul tavolo della Lega c’è un parere tecnico commissionato a Luca Antonini, giovane costituzionalista varesino, che insegna all’Università di Padova.

E’ successo ieri sera. Dunque la faccenda si fa seria. Quella che poteva sembrare un’ipotesi per sparigliare le carte, acquista i connotati di una possibilità reale.

Cosa si saranno detti Bossi, Calderoli e Zaia? E’ noto che nessuno dei tre è un esperto di diritto: Zaia è laureato in agraria, Calderoli è un dentista, Bossi non si è mai laureato in medicina pur avendo festeggiato più volte il diploma (il mattacchione). Difficile immaginare che abbiano passato la notte a soppesare il parere di Antonini, per verificare se è a prova di bomba. Molto più facile che lo abbiano preso per oro colato. E Antonini dice che nulla osta al doppio incarico.

Professor Antonini, può sintetizzarci il parere?
«Io ho fatto una verifica sulla legge. La situazione del Veneto è particolare, perché la Costituzione dopo la modifica del 2001 disciplina alcune incompatibilità, ma ne rimette altre alla legge regionale. Il Veneto non ha ancora legiferato, dunque bisogna rifarsi alla legge statale del 1981 in materia di incompatibilità. Lì si dice che la carica di consigliere regionale è incompatibile con quella di ministro, ma non si fa menzione del presidente della Regione, che dal 1999 viene eletto direttamente. Ora, le cause di incompatibilità sono sempre interpretate in senso restrittivo: si potrà discutere sull’opportunità, ma dal punto di vista strettamente giuridico a mio avviso non esiste incompatibilità».

Il suo collega costituzionalista Mario Bertolissi sostiene il contrario.
«No, Bertolissi pone il problema di una legge regionale che vada all’esame del consiglio dei ministri. In tal caso il presidente-ministro dovrebbe astenersi. Ma non è un’ipotesi che si verificherebbe tutti i giorni».

Il governo decide continuamente su cose che riguardano le Regioni.
«Se riguardano il complesso delle Regioni non c’è incompatibilità. Si verifica solo se la decisione riguarda specificatamente il Veneto. Bassolino è stato ministro del lavoro ed era sindaco di Napoli, ma l’incompatibilità non scattava ogni volta che il consiglio dei ministri decideva qualcosa riguardante la generalità dei Comuni».

Zaia sta predicando il federalismo fiscale, vuole negoziare con il governo le materie che il Veneto gestirà in proprio. Si troverebbe contemporaneamente da una parte e dall’altra del tavolo dei negoziati. La compatibilità tecnica che lei autorizza, comporta l’assurdo pratico di uno Zaia ubiquo.
«Io non entro nel merito dell’opportunità. Ma dal punto di vista giuridico la questione si pone nei termini che ho detto. Tra l’altro una decisione riguardante l’articolo 116 sarebbe straordinaria. Si tratterebbe di un’intesa tra il governo e la Regione interessata, non di una funzione di controllo del governo sulla Regione, in cui il ministro-presidente si dovrebbe astenere».

Lei ha un bel dire che si limita al parere tecnico: sta scendendo continuamente al pratico. Davvero ritiene che due mestieri di questo genere possano tranquillamente convivere nella stessa persona?
«Io dico solo che dal punto di vista legislativo non c’è incompatibilità. Si può essere più o meno d’accordo con la legge, ma se vogliamo evitare questa situazione bisogna scriverlo. Oggi una legge non c’è. Se invece parliamo dell’opportunità politica è un altro discorso. Nel caso del sindaco Bassolino, l’abbiamo visto addirittura nominato commissario ai rifiuti, cariche ne ha cumulate molte di più».

Sarebbe la prima volta per un presidente di Regione.
«Sì, prima del 1999 non era possibile perché il presidente veniva scelto tra i consiglieri regionali. E dopo il 1999 non mi risulta».

Quando ha consegnato la perizia?
«Non posso dirlo. Ma ne stiamo parlando da un po’».

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