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La sorella: «Alessandro era prudenteVogliamo chiarezza e giustizia»

I funerali sabato, alle 9.15, nella chiesa di Campo San Martino

Generoso nella vita come nella morte. Alessandro Meneghello ha compiuto il suo ultimo gesto d’amore donando gli organi. I familiari hanno consentito, nonostante il dolore e lo strazio, all’espianto degli organi. «Ale avrebbe voluto così. Continuare a vivere ridando vita agli altri». I suoi occhi continueranno a vedere attraverso altre persone. Ieri mattina è stato eseguito l’espianto, mentre i funerali si attendono per sabato mattina alle 9.15 nella chiesa di Campo San Martino. La salma part ...

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Generoso nella vita come nella morte. Alessandro Meneghello ha compiuto il suo ultimo gesto d’amore donando gli organi. I familiari hanno consentito, nonostante il dolore e lo strazio, all’espianto degli organi. «Ale avrebbe voluto così. Continuare a vivere ridando vita agli altri». I suoi occhi continueranno a vedere attraverso altre persone. Ieri mattina è stato eseguito l’espianto, mentre i funerali si attendono per sabato mattina alle 9.15 nella chiesa di Campo San Martino. La salma partirà dall’ospedale di Padova e arriverà in chiesa, dove ad attenderla ci sarà tutta la comunità in lutto. Ma soprattutto tanto giovani che in questi giorni piangono l’amico morto. Dopo le esequie, il feretro verrà portato per la sepoltura al cimitero di Cadoneghe, dove è originario il barista titolare dell’enoteca «Fuori Tema» di Campo San Martino e del «Secondo Noi» di San Giorgio delle Pertiche.

Da lunedì entrambi i locali sono chiusi in segno di lutto, come pure il ristorante del fratello Massimo «Era Ora» sempre a Campo San Martino. «Grazie Ale per aver incrociato il nostro cammino» si legge sul vetro del «Fuori Tema». Dolore. Tanto dolore e rabbia. Sono i sentimenti comuni. Specie per i familiari all’indomani del tragico schianto mortale che ha strappato la vita ad al barista 32enne. I genitori del giovane, Antonio e Gabriella, sono chiusi nel profondo dolore, ancora increduli di quanto accaduto. Al loro fianco ci sono i 3 figli, Massimiliano di 39 anni, Romina di 38 e Marianna di 36. Cercano di farsi forza e darsi coraggio.

Ma la tragedia è troppo grande da elaborare. «Non riusciamo a darsi pace - confessa la sorella Marianna - Ancora ci sembra di aspettare il suo ritorno a casa, con il suo sorriso. E’ dura. Troppo dura da accettare. Papà e mamma sono affranti e anche noi fratelli non riusciamo a farcene una ragione. E’ stato tutto così veloce, tutto così improvviso e senza via di ritorno. E’ stata mia cognata a sapere per prima dell’incidente da un rappresentante. Hanno provato a chiamare Alessandro al cellulare, ma niente. Non rispondeva mai. Mio fratello, vedendo questo insolito silenzio, ha voluto andare a vedere sul posto dell’incidente, scongiurando il peggio. Una volta lì ha visto la moto, poi il giubbino. E infine il corpo di Alessandro a terra senza vita. Ha fatto solo in tempo a vedere che alzava pesantemente un braccio e lo portava al ventre. Poi più nulla. Non poteva essere». A fatica contiene le lacrime Marianna nel raccontare le ore drammatiche che sono seguite all’incidente. Poi al dolore incalza la rabbia. «Vogliamo capire bene cosa è accaduto - dice la sorella - Abbiamo dato mandato ai legali di verificare perché il furgone sia stato spostato dopo l’incidente. Ci sono testimoni che ci hanno riferito che il camion era fermo in mezzo alla strada e mio fratello non è riuscito ad evitarlo. Vogliamo capire.

Alessandro si merita giustizia». Secondo i primi rilievi della Polizia locale dell’Unione dei Comuni, Alessandro nel rientrare da un sorpasso con la moto si sarebbe trovato di fronte un camion condotto da uno sloveno. C’è stata una frenata della moto, ma lo scontro non è stato possibile evitarlo.
«Qualcosa non torna - riferisce la sorella - Alessandro era prudente. La sua prima passione era il lavoro, la seconda, purtroppo, la moto».

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