Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Rossetto ha parlato: «Sì ho pagato Conte»Il vicesindaco fa mezze ammissioni

Giuseppe Conte

Ascoltati anche il sindaco e l'addetto dell'ufficio tecnico

L'imprenditore immobiliare Adriano Rossetto di San Giorgio delle Pertiche, sentito per primo dal gip Paola Cameran nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia, ha declinato in tono quasi naif i motivi per cui avrebbe sganciato la bustarella da ventimila euro al vicesindaco nonché assessore ai Lavori pubblici di Villafranca Padovana Giuseppe Conte. E quest'ultimo, dopo un iniziale diniego, ha via-via aggiustato il tiro, cercando d'inquadrare la vicenda in un contesto in parte diverso da quell ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

L'imprenditore immobiliare Adriano Rossetto di San Giorgio delle Pertiche, sentito per primo dal gip Paola Cameran nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia, ha declinato in tono quasi naif i motivi per cui avrebbe sganciato la bustarella da ventimila euro al vicesindaco nonché assessore ai Lavori pubblici di Villafranca Padovana Giuseppe Conte. E quest'ultimo, dopo un iniziale diniego, ha via-via aggiustato il tiro, cercando d'inquadrare la vicenda in un contesto in parte diverso da quello descritto da Rossetto, facendolo configurare non nell'ipotesi tipica della corruzione (articolo 319 del codice penale) bensì in quella impropria (articolo 318), reato meno grave commesso dal pubblico ufficiale.

Il quale «per compiere un atto del suo ufficio riceve per sé o per un terzo, in denaro ad altra utilità, una retribuzione non dovuta o ne accetta la promessa». In tal caso la pena va da 6 mesi a 3 anni. La corruzione propria scatta invece quando il pubblico ufficiale prende la mazzetta per un atto contrario ai suoi doveri d'ufficio, venendo in tal caso punito con una pena da 2 a 5 anni. E' il duello in punta di diritto emerso nell'interrogatorio di Conte svoltosi ieri mattina (come del resto quello di Rossetto) nel carcere Due Palazzi, presente anche il pm Paolo Luca che coordina le indagini avviate dalla polizia tributaria. Il vicesindaco di Villafranca, ma anche consigliere provinciale in quota ad An, era assistito dall'avvocato Luisa Granata e dal penalista Emanuele Fragasso. Lucido nel capire, e nel far capire al proprio assistito, la vera posta in palio in questa storia di «prebende paesane» a tutela di alcune pertiche di terreno agricolo destinato prima o poi a divenire edificabile ma minacciato (sempre ipoteticamente) da un'antenna della Vodafone che potrebbe essere trasferita dalla zona-campo da calcio in un appezzamento di terra limitrofo a quello di Rossetto, ed il cui proprietario ha già dato l'assenso ad accoglierla. Interrogato sul punto, l'imprenditore immobiliare (difeso dagli avvocati Sandro Mason e Angelo Gagliardo) ha spiegato un punto saliente che giustificherebbe il perché della bustarella consegnata a Conte: se quella benedetta antenna fosse stata piazzata ai confini con la sua proprietà, la fascia di rispetto di 200 metri prevista per legge non gli avrebbe comunque consentito di costruire alcunché, anche nel caso del cambio di destinazione urbanistica dell'area. Di qui la richiesta al vicesindaco di prodigarsi perché l'antenna venisse in ogni caso piazzata a una distanza di sicurezza dalla sua terra.

Il pm Luca ha chiesto al gip gli arresti domiciliari per Rossetto, mentre ha sollecitato la misura cautelare in carcere per Conte, pur in presenza di un certificato medico. Il giudice Cameran si è riservato di prendere una decisione dopo aver attentamente vagliato il voluminoso fascicolo, dove sta racchiuso il testo dell'intercettazione telefonica di giovedì scorso, quella in cui Rossetto e Conte si danno appuntamento per la consegna dei soldi. E' Rossetto a recarsi a casa del vicesindaco, in via Madonna 47/B coi 20.000 euro pattuiti, poi trovati nascosti in una scarpiera. Ma il dossier è pure arricchito da alcune intercettazioni ambientali, con tanto di microspie. E c'è poi la voluminosa documentazione acquisita nel municipio di Villafranca, prelevata nel settore Lavori pubblici, referato di cui Conte aveva la titolarità. Non basta. Ad interrogatori conclusi, il magistrato requirente ha delegato la polizia tributaria ad interrogare il sindaco di Villafranca Beatrice Piovan (Udc), nonché il responsabile dell'Ufficio tecnico, entrambi come persone informate sui fatti. Interrogatori avvenuti ieri pomeriggio per appurare i reali poteri decisionali di Conte e le eventuali deleghe a lui concesse in riferimento all'antenna Vodafone, il cui trasferimento era previsto da un apposito Piano approvato nel 2001. Una storia di politica senza più etica e di un affarismo gaglioffo dove coi soldi tutto si aggiusta.