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Droga, smantellata rete di trafficantiarrestati ex Nar e mala del Brenta

Da sinistra, il generale dei Ros Giampaolo Ganzeril procuratore Vittorio Borraccetti e il pm Paola Tonini

Su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia in provincia di Padova oltre all'ex terrorista nero, ritenuto il capobanda, sono stati arrestati: Fiorenzo Trincanato, Federico Rosso, Maurizio Savio e Fabio Garavatto. Un giro di 15 chili di cocaina alla settimana in collegamento con la 'ndrangheta

Ex fiancheggiatori dei terroristi neri dei Nar Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini in combutta con noti affiliati alla mala del Brenta di Felice Maniero «Faccia d'angelo»e alla banda della Comasina di Renato «Renè»Vallanzasca. Tutti insieme al vertice di un'organizzazione che gestiva un vasto traffico di droga sull'asse Veneto-Lombardia-Emilia. Un'alleanza preoccupante, scoperta dal Ros dei carabinieri, che ha portato in carcere 23 persone su richiesta della Procura distrettuale antimafia ...

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Ex fiancheggiatori dei terroristi neri dei Nar Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini in combutta con noti affiliati alla mala del Brenta di Felice Maniero «Faccia d'angelo»e alla banda della Comasina di Renato «Renè»Vallanzasca. Tutti insieme al vertice di un'organizzazione che gestiva un vasto traffico di droga sull'asse Veneto-Lombardia-Emilia. Un'alleanza preoccupante, scoperta dal Ros dei carabinieri, che ha portato in carcere 23 persone su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia e che ha messo sull'avviso gli inquirenti su una possibile ripresa dell'eversione nera.

Dalle indagini finora non sono emersi elementi che confermino i sospetti, ma gli investigatori vogliono comunque vederci chiaro. Sospetti legittimi di fronte a nomi come quelli che si sono trovati davanti gli investigatori. A cominciare da quello che è considerato il capo dell'organizzazione, Angelo «Giorgio» Manfrin, 64 anni, condannato nel '90 dalla Corte d'assise d'appello di Venezia per associazione per delinquere in concorso con Cavallini, Fioravanti e Francesca Mambro e altri della banda responsabile, tra l'altro, dell'omicidio dei carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese, uccisi a Padova nel 1981. O come Roberto Frigato, rodigino, altro esponente della destra eversiva ordinovista, e come Fiorenzo Trincanato, il fiancheggiatore dei Nar coinvolto nell'inchiesta sull'omicidio dei due carabinieri a Padova e arrestato nel '94 nelle indagini sull'evasione di Maniero dal carcere Due Palazzi. Trincanato è stato arrestato a Padova, in via dei Tigli.

Nell'Operazione Testuggine (20 ordini di custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti emessi dal Gip di Venezia ed eseguiti in Veneto, Lombardia e Liguria, tre arresti in flagranza di reato, 39 perquisizioni e altrettanti indagati) figura anche il nome di Antonio Colia, ex braccio destro di Vallanzasca e perfino un nostalgico delle Br, che è stato denunciato a piede libero: residente a Peschiera del Garda, in provincia di Verona, in casa aveva anche vecchi volantini con la stella a cinque punte. Altri padovani finiti in manette, invece, sono Federico Rosso (Arzergrande), Maurizio Savio e Fabio Garavatto (Sant'Angelo di Piove di Sacco).

«Il fatto che questa gente gravitasse nell'area della destra eversiva ci mette sull'avviso», spiega il capo della Dda di Venezia, il procuratore Vittorio Borraccetti. E continua: «L'inchiesta prosegue perché vogliamo capire il senso della presenza di questi personaggi. Al momento siamo di fronte a un gruppo che operava nel narcotraffico, ma cercheremo di capire se il ricavato di questa attività fosse destinato anche a un impiego di carattere eversivo. Si tratta solo di un' ipotesi che in questo momento non è sorretta da elementi specifici».

Il comandante dei Ros dei carabinieri, generale.Giampaolo Ganzer - che alla fine degli anni '70 e i primi anni '80, quando i Nar imperversavano, era un giovane capitano - al momento si sente di escludere una ripresa dell'eversione di destra, «perlomeno per come l'abbiamo conosciuta in passato». Le indagini tuttavia vanno avanti proprio perché - fa notare Ganzer - «il numero di questi personaggi, le modalità operative "compartimentate", tipiche delle formazioni terroristiche, e il materiale sequestrato impongono approfondimenti su possibili finalità eversive».

Le indagini sono partite nel 2006 dai carabinieri di Verona, che avevano notato una certa «effervescenza» di questi vecchi personaggi. La loro intuizione ha portato così a scoprire il vasto traffico di droga (un giro di cocaina da 15 kg alla settimana) con basi a Rovigo, Verona, Padova, Ferrara, Modena e Milano. Sono stati individuati anche i circuiti finanziari per riciclare il denaro (verso la Svizzera) e la base operativa di Manfrin in un appartamento a Novara. Secondo i carabinieri, Manfrin gestiva il traffico direttamente con la famiglia calabrese dei Morabito, che importava cocaina dal Sudamerica.