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«Marika ha visto e si è messa a urlare»

Luigi Dal Cason, papà di Andrea

Il racconto del padre del ventitreenne di Carmignano di Brenta falciato dal treno in stazione a Paese

Avrebbe compiuto 24 anni il 12 novembre, Andrea Dal Cason. E’ morto sotto un treno merci alla stazione di Paese. Era di ritorno da una manifestazione nata per bere, l’Ombralonga di Treviso, e la ricostruzione della tragedia lo dà per alterato dall’alcol, confuso. Saranno gli esami sul corpo a chiarire senza ombra di dubbio se la sua morte sia stata solo una disgrazia o se davvero non era in condizione di comprendere la situazione di pericolo. Luigi Dal Cason ha 61 anni, è in pensione.

Domeni ...

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Avrebbe compiuto 24 anni il 12 novembre, Andrea Dal Cason. E’ morto sotto un treno merci alla stazione di Paese. Era di ritorno da una manifestazione nata per bere, l’Ombralonga di Treviso, e la ricostruzione della tragedia lo dà per alterato dall’alcol, confuso. Saranno gli esami sul corpo a chiarire senza ombra di dubbio se la sua morte sia stata solo una disgrazia o se davvero non era in condizione di comprendere la situazione di pericolo. Luigi Dal Cason ha 61 anni, è in pensione.

Domenica gli è morto l’unico figlio, Andrea. Gli è stato tolto all’improvviso, con violenza. Partito alla mattina. Se lo è visto davanti, dieci ore dopo, coperto da un telo bianco sui binari in una stazione del Trevigiano. Una manciata di euro sparpagliati, vicino al corpo, e del sangue sulla carta d’identità. Lì vicino Marika, la fidanzata, che urlava. La moglie, Enide, 52 anni, rimasta in macchina, non ha voluto vedere l’orrore. Ieri mattina, dopo una notte senza fine, Luigi esce di casa, accompagna al cancello il medico di famiglia. Traspare dignità. Deve essere forte, sostenere la moglie, la madre che ha appena perso il figlio. Trova la forza per raccontare: «Non era la prima volta che Andrea andava all’Ombralonga; era partito domenica mattina dalla stazione di Carmignano con una quindicina di amici.

Non eravamo preoccupati, il fatto che utilizzasse il treno era una garanzia. Amava viaggiare, si spostava tutti i fine settimana con la fidanzata; con Marika stavano assieme da 4 anni, e ogni domenica andavano a vedere una mostra, una città, ad ascoltare musica. Si era programmato i week-end fino alla fine dell’anno». Questa era dedicata alla festa trevigiana. «Doveva tornare alle 19, ma Andrea e Marika, assieme a un’altra coppia, avevano anticipato il rientro alle 15.30. Le ragazze erano andate in bagno, in stazione, loro erano saliti in treno, che era partito. A quel punto si sono sentiti al cellulare. Le ragazze si sono fatte accompagnare da altri amici a Paese. Si sono tenuti sempre in contatto».

Ma, a un certo punto, il cellulare di Andrea inizia a suonare a vuoto. Allora Marika chiama l’amico che era con lui: «Andrea non può parlare, non sta bene», si sente dire. Una risposta vaga, strana. Poi neppure l’amico risponde più alle chiamate. «Marika ci ha telefonato a casa, ci ha riferito che Andrea non rispondeva al cellulare: era preoccupata. Allora anche noi ci siamo messi in macchina, diretti alla stazione ferroviaria di Paese». Strade bloccate. «Ho chiesto a delle persone. “Pare che un ragazzo sia finito sotto il treno”, mi è stato detto. “Non sarà mica Andrea” ho pensato.

Mia moglie non ha voluto scendere dall’auto, non se la sentiva. Io sono andato avanti, con Marika, che non appena ha visto la scena ha iniziato a gridare, disperata». Le ricostruzioni si sono succedute nella serata di domenica, «ma non è vero che stavano dormendo, erano in piedi che camminavano. Il treno merci che è passato non si è accorto di nulla, ha notato il dramma il secondo treno, che seguiva. L’amico di Andrea ha sbattuto la testa, ma non si è fatto nulla. Mio figlio è stato risucchiato dal terzo vagone, non dalla motrice». Andrea lavorava alla Rodra di Camazzole, faceva i turni, era perito meccanico, ed «interista come tutta la famiglia». Amore per i viaggi, per la musica. Per Marika. 21 anni, impiegata in una ditta di Carmignano. «C’era il lenzuolo steso a terra. Ho dovuto fare il riconoscimento: sotto c’era lui».

Tragica fatalità o terribile imprudenza, non è il momento né la sede per esprimere giudizi sul comportamento di Andrea Dal Cason, ma cosa pensate dell'Ombralonga di Treviso? E' una manifestazione da mantenere, da modificare o da abolire? E' giusto promuovere happening che possono indurre a bere alcolici in quantità esagerata?