Gobbo rieletto sindaco di Treviso«Bossi ha promesso: Dozzo ministro»

«Io ministro? No, no. Non posso. Ho un impegno con i cittadini da rispettare. Fare il sindaco di Treviso, mi aspettano cinque anni di lavoro tra la mia gente. Il ministro che rappresenti il Veneto e la prodigiosa avanzata della Lega? Ce l’abbiamo: si chiama Giampaolo Dozzo. E Umberto Bossi è d’accordo, giovedì scorso a Treviso ha dato il via libera: Dozzo ministro dell’Agricoltura. Dopo due incarichi da sottosegretario, ha maturato l’esperienza per il salto di qualità e mettere così fine all’anomalia».

Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario «nazionale» della Lega Nord è attaccato al telefono e segue lo spoglio delle amministrative che lo vedono vincitore al primo turno, di pochissimo sopra il 50%: una vittoria sul filo di lana».

Segretario Gobbo, la Lega Nord trionfa e contende al Pdl la leadership in Veneto, nel giro di due anni siete passati dal 13-14% al 26-27%. Il segreto del miracolo?
«Una sola parola: Bossi. Il nostro leader è in ottima forma e ha trascinato la Lega Nord ai successi degli anni Novanta: ora abbiamo recuperato tutti i consensi che Fabrizio Comencini e Michele Munaretto ci avevano portato via con la scissione della Liga. Acqua passata, noi siamo ancora qui, trascinati da Bossi che è un leader popolare vero, un condottiero che quando firma un patto di lealtà con Berlusconi lo rispetta sempre. Per questo farà il vicepresidente del consiglio».

L’eccezionale avanzata della Lega che effetti avrà sulla giunta regionale guidata da Galan?
«Si va verso il cambio della presidenza. Ma non certo nell’immediato. Fino al 2010 Giancarlo Galan continuerà a fare il governatore del Veneto, poi la Lega porrà il problema dell’alternanza. Certo, si aprirebbe uno scenario diverso se Galan diventasse ministro, ma non tocca a me decidere. E’ evidente però che va cercato un riequilibrio tra Lega e Pdl: oggi sia la Lombardia che il Veneto ed ora anche il Friuli con Renzo Tondo hanno un presidente di Forza Italia. La Lega ha già posto il problema: si parte con la Lombardia, poi tocca al Veneto».

Roberto Maroni sostiene che la Lega Nord ha intercettato i voti operai e dei ceti popolari in libera uscita dalla Sinistra arcobaleno: lei che ne pensa?
«Può essere: Milano e Torino sono profondamente diverse dal Veneto policentrico, dove il voto di classe è sempre stato molto debole. La Lega al 30% nei nostri paesi intercetta tutti i ceti sociali: l’operaio, la casalinga, l’artigiano, il piccolo imprenditore e il libero professionista delle partite Iva. I pensionati e soprattutto i giovani, che alla Camera ci hanno regalato un consenso superiore a quello del Senato nella circoscrizione Veneto 1».

Bossi invoca il federalismo fiscale, ma siete convinti di poterlo ottenere: i conti dello Stato segnano un profondo deficit e le risorse scarseggiano...
«La riforma istituzionale con il federalismo fiscale non si può rinviare. I veneti non solo vogliono essere paroni a casa propria ma chiedono di poter investire le risorse che oggi lo Stato dirotta alle altre regioni con il meccanismo della perequazione. Non chiediamo i privilegi del Trentino Alto Adige o della Sicilia, ci basterebbe essere parificati al Friuli o quantomeno essere affrancati dal vincolo di poter contrarre solo 30 milioni di euro di mutui per il patto di stabilità che penalizza le città virtuose come Treviso. Federalismo fiscale significa nel concreto meno tasse per tutti: lavoratori dipendenti e artigiani. Solo così si potrà tenere testa alla sfida della globalizzazione dei mercati».

In Veneto il 70% degli elettori vota centrodestra e Berlusconi entro giovedì dovrebbe presentare la lista dei ministri: lei chi propone?
«Credo che Umberto Bossi ottenga l’incarico di vicepresidente del Consiglio dei ministri, mentre a Roberto Maroni potrebbero affidare gli Interni. Il ministro veneto? Si chiama Giampaolo Dozzo, cui può essere affidato il dicastero dell’Agricoltura. Dozzo ha maturato la giusta esperienza con due incarichi di sottosegretario: è preparato e può rispondere alle grandi attese delle imprese venete».

Per la prima volta la sinistra radicale comunista non sarà rappresentata in Parlamento: è un bene o male? E poi la Lega intercetta o no i voti di Rc?
«La Lega non è né di destra né di sinistra, ma l’unica forza con forte radicamento popolare e federalista. A me dispiace un po’ che la sinistra sia esclusa dal parlamento. Il comunismo è morto e ha prodotto solo disastri, ma in Italia il bipolarismo non potrà mai prendere piede: la democrazia vive sul radicamento popolare dei partiti. Come insegna la Lega Nord».
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