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Campodoro si è fermata per Giammy

I compagni piangono l’amico più altruista, i cugini Massi e Giò orfani del terzo moschettiere

CAMPODORO. Tantissimi gli amici i conoscenti e i compaesani che fin dal mattino si sono raccolti in preghiera nella chiesa parrocchiale per l'ultimo saluto al feretro chiaro, coperto di rose bianche, dove riposa per sempre Gianmichele D'Apice, 17 anni, stroncato da un malore in classe lunedì mentre era alla lavagna, all'itis Severi di Padova. Un lento ma costante pellegrinaggio in attesa della celebrazione del rito funebre da parte di monsignor Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza, e del parr ...

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CAMPODORO. Tantissimi gli amici i conoscenti e i compaesani che fin dal mattino si sono raccolti in preghiera nella chiesa parrocchiale per l'ultimo saluto al feretro chiaro, coperto di rose bianche, dove riposa per sempre Gianmichele D'Apice, 17 anni, stroncato da un malore in classe lunedì mentre era alla lavagna, all'itis Severi di Padova. Un lento ma costante pellegrinaggio in attesa della celebrazione del rito funebre da parte di monsignor Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza, e del parroco don Gastone: chiesa e sagrato si sono riempiti all'inverosimile durante la recita del rosario con mamma Antonella, papà Michele e ai parenti tutti.

Una fine incomprensibile.
Il vescovo, rinviato un vertice con prefetto e questore, ha celebrato davanti ai genitori stretti alla bara del figlio; sull'altro lato il sindaco Massimo Ramina, rappresentanti dell'Aido, autorità. «Non sia turbato il vostro cuore di fronte alla morte, ci insegna Gesù ma il turbamento c'è di fronte all'improvvisa scomparsa di Gianmichele - ha detto il vescovo - Tutti vorremmo capire questa morte, anche se non lenirebbe il nostro dolore ora che Gianmichele ha trovato la vita eterna che Dio ha promesso a chi crede in lui. Anche Gesù ha percorso il cammino terreno della sofferenza e la sua tragica scomparsa pareva la fine di tutto. Ma l'ultima parola della vita non è morte bensì resurrezione». Monsignore ha avuto parole toccanti per il dolore della famiglia.

Amore oltre la morte.
«Gianmichele amava la vita, era un ragazzo sereno, positivo, intraprendente, creativo, amico di tutti - ha continuato il vescovo - Stava dando un andamento costruttivo alla sua vita, questo è il seme che ci ha lasciato e che dobbiamo coltivare». Ha invitato tutti a seguirne l'esempio tralasciando le gioie effimere per trovare il vero significato della vita. Infine ha elogiato la famiglia che ha donato gli organi come un grande atto d'amore in linea con la vita di Gianmichele.

Gli amici orfani.
Toccanti le parole di compagni di scuola, amici, cugini: «Vogliamo pregare per Giammy che noi abbiamo conosciuto in classe ma anche come amico - ha detto un compagno - Abbiamo apprezzato in lui l'intelligenza e l'amicizia che sapeva ceare». «Giammy per noi resti una stella di riferimento» ha aggiunto un altro. Altri hanno ricordato il suo impegno nel sociale: le offerte raccolte durante la cerimonia saranno devolute alla Casa della speranza e all'Operazione Mato Grosso, che Gianmichele sognava un giorno di poter aiutare. «Sei un ragazzo semplice e gentile - ha detto un altro amico - e mancherai a noi tutti». «Insieme ne abbiamo passate molte, anzi tutte, eravamo indivisibili, ci chiamavano i 3 moschettieri, al mattino prendendo la corriera sorridevi sempre, facevi un grande inchino e mi dicevi che appena avresti avuto la patente ti saresti comprato una Uno bianca per portarmi al nostro negozio preferito, Mediaworld - ha scandito il cugino Massi - Ti assicuro che i moschettieri saranno sempre in tre, anche se fisicamente non ci sarai più». E' stata quindi la volta del cugino Giò. «Nonna Marisa ci ha cresciuti tutti insieme fin che i nostri genitori erano al lavoro, noi 3 come la nostra amicizia che durerà per sempre. Qui abbiamo la maglietta rosa della tua squadra: anche se non ci sei, sei qui». Non riusciva invece a trattenere le lacrime la cugina Rachele: «Ognuno di noi ti ricorda in modo diverso, ma è il tuo sorriso che ci illuminerà la strada». La responsabile locale Aido ha recitato la preghiera del donatore, ringraziando la famiglia per il gesto d'amore. Il vicepreside del Severi Sergio Mirandola ha sottolineato che «serve un supplemento di coraggio di fronte a questa morte ingiusta e inconsueta in classe. La scuola deve saper trasmettere valori e questo ragazzo splendido sia di esempio per tutti». L'assessore Claudio Piron ha portato la solidarietà di Padova che ogni giorno accoglie oltre 100.000 studenti. «Gianmichele a 17 anni si interessava già di politica e progettava il futuro; gli siamo grati per questo suo insegnamento».

L'addio.
Finita la messa, il feretro è stato trasportato a spalla, tra due ali di folla, al cimitero del paese salutato al suo passaggio anche da una rappresentanza della Polizia che gli ha reso gli onori.