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Il padre: «Se ne andrà con il nostro amoree la sciarpa del Napoli»

La disgrazia nel giorno dell'anniversario di nozze dei genitori. Papà Michele ricorda il suo amore per il calcio e l'informatica

CAMPODORO. Sono tutti intorno a mamma Antonella e a papà Michele cercando di confortarli in un giorno che avrebbe dovuto essere felice. Ieri, infatti, i coniugi D'Apice (che hanno un altro figlio, una bambina che frequenta la quarta elementare), avrebbero dovuto festeggiare l'anniversario del loro matrimonio. E' un dolore quello per la perdita di Gianmichele che strazia l'anima, un dolore lacerante che nulla può lenire. A poco servono le parole delle sorelle e delle nipoti che cercano di con ...

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CAMPODORO. Sono tutti intorno a mamma Antonella e a papà Michele cercando di confortarli in un giorno che avrebbe dovuto essere felice. Ieri, infatti, i coniugi D'Apice (che hanno un altro figlio, una bambina che frequenta la quarta elementare), avrebbero dovuto festeggiare l'anniversario del loro matrimonio. E' un dolore quello per la perdita di Gianmichele che strazia l'anima, un dolore lacerante che nulla può lenire. A poco servono le parole delle sorelle e delle nipoti che cercano di confortarla, nè serve a nulla la vicinanza del marito Michele D'Apice. Antonella De Facci è seduta sul divano, lo sguardo velato di lacrime che passa dalle sorelle, alle nipoti, al marito.
Stringe un cuscino incapace di pronunciare più di qualche parola per quel figlio sano, amato, un bravissimo ragazzo con tante passioni, in particolare quella «di scrivere di cinema » riesce a dire. Gianmichele avrebbe voluto fare il giornalista e già collaborava ad alcuni siti internet con le sue recensioni.

«Parlatene - dice a mezza voce la mamma - perché Gianmichele amava scrivere e lo faceva bene». «L'informatica era un'altra delle cose che più amava - dice papà Michele - per questo aveva scelto di frequentare l'Itis Severi. Amava molto il cinema, la musica ma giocava anche a calcio».
Poi Michele D'Apice si interrompe, e a mezza voce, come farà più volte, ripete forse più a se stesso che ai parenti che gli si stringono intorno: «E' una disgrazia troppo grande, non si può morire così a 17 anni, fisicamente è sempre stato bene, giocava anche a calcio».
Racconta che il figlio tifava Napoli e quest'anno era particolarmente felice della sua squadra poi, a mo' di consolazione, afferma che Gianmichele porterà con sé nell'ultimo viaggio la sciarpa della sua squadra del cuore. Una passione calcistica ereditata dal padre, impiegato come la moglie, originario di Castellamare di Stabia che si era trasferito qui per sposare Antonella De Facci originaria di Campodoro e proveniente da una famiglia veramente molto unita.

Gianmichele, un ragazzo senza problemi, una morte inspiegabile per i genitori. Il padre mostra una foto del figlio con tutta la classe, Gianmichele ha la testa vistosamente fasciata.
«Una sciocchezza - dice il padre - aveva subito un piccolo intervento ad un orecchio ma era in perfetta salute. Non può essere morto così». «Giammy (questo era il nome con il quale il diciassettenne era chiamato da tutti) amava molto anche la musica - interviene la cugina Rachele - i suoi gruppi preferiti erano i Metallica e i Negramaro. Ieri sera eravamo tutti a festeggiare insieme, e avevamo fatto progetti proprio per andare al concerto».

«Amava scrivere - riprende il padre - collaborava anche a dei siti, di recente era stato intervisatato anche da una radio, era quello che voleva, un ragazzo solare, simpatico, buono che non meritava una fine così». Nonostante la sua giovane età Giammy era collaboratore, tra gli altri, del sito «Rock Action» sul quale sono pubblicate le recensioni di film come «Pulp Fiction» o «Arancia Meccanica» classici della storia del cinema analizzati con lucidità e profondità, vedendo al di là di quello che le pellicole rappresentano per molti spettatori (sulla fascia grigia in alto pagina riportiamo alcune frasi scritte da lui). Il ragazzo si cimentava anche nelle biografie di protagonisti del cinema che Gianmichele considerava ad ampio spettro. Ma non era certo un giovane che viveva solo una vita virtuale navigando in rete. Era perfettamente inserito nella comunità, frequentava il patronato di Campodoro. Un giovane dall'intelligenza acuta e vivace, come ricorda il parroco Don Gastone Pettenon, capace di socializzare con tutti, dal carattere aperto. Una morte che ha sconvolto tutti in paese, dove la famiglia è molto conosciuta, e che il sacerdote cerca di spiegare solo con il sacrificio di Cristo, col fatto che Dio chiama a se i figli più cari.