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L’editto sarà adottato dalla Regione

L'assessore: gli enti locali più piccoli non possono permettersi consulenze legali. Penseremo noi a perferzionare il testo sulla traccia di Verona

CITTADELLA. L'editto anti-sbandati tenuto a battesimo da Cittadella è un «prototipo» esportabile in tutto il Veneto. Dopo gli opportuni aggiustamenti tecnico-legali e, ben s'intende, con la benedizione della giunta regionale. Parola dell'assessore veneto alla sicurezza Massimo Giorgetti.

L'amministratore regionale An, ieri mattina in piazza Pierobon per manifestare la propria solidarietà al sindaco Massimo Bitonci, ha annunciato che domani porterà l'ordinanza anti-irregolari in giunta «col co ...

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CITTADELLA. L'editto anti-sbandati tenuto a battesimo da Cittadella è un «prototipo» esportabile in tutto il Veneto. Dopo gli opportuni aggiustamenti tecnico-legali e, ben s'intende, con la benedizione della giunta regionale. Parola dell'assessore veneto alla sicurezza Massimo Giorgetti.

L'amministratore regionale An, ieri mattina in piazza Pierobon per manifestare la propria solidarietà al sindaco Massimo Bitonci, ha annunciato che domani porterà l'ordinanza anti-irregolari in giunta «col collega agli Enti locali», l'Udc Flavio Silvestrin. Se ci sarà l'accordo («e tutto fa pensare di sì» assicura Giorgetti), il testo sarà inviato «a tutti i sindaci del Veneto con l'invito ad adottarlo».
L'iniziativa di Cittadella per controllare l'immigrazione degli stranieri (lavoro, casa e onestà se si vuole la residenza) potrebbe dunque diventare regola in tutto il Veneto. «Ma prima - avverte Giorgetti - bisognerà supplire al fai-da-te dei nostri Comuni, che con i mezzi che hanno fanno quello che possono: il 40% ha meno di 3.500 abitanti e non può certo permettersi consulenze di legali. Saranno quelli della Regione a perfezionare il testo, probabilmente più simile a quello adottato a Verona. Lo porteremo in giunta regionale, dopo di che sarà inviato a tutti i municipi veneti come atto di indirizzo».

Per gli aspetti della sicurezza legati all'immigrazione, sostiene Giorgetti, la Regione si trova d'altronde a dover contare sempre di più sui sindaci. «Un anno e mezzo fa è scaduto il protocollo Stato-Regione che stanziava fondi per prevenzione della criminalità e presidi di sicurezza. Abbiamo chiesto di rinnovarlo: nessuna risposta. Quest'anno abbiamo investito 12 milioni di euro in caserme e in sicurezza. E nel bilancio 2008 ne sarebbero previsti 10. Ma senza il rinnovo del protocollo, non potremo spenderli e dovremo destinarli ad altro. Nel frattempo, però, lo Stato ha delegato alla Regione il compito di formazione delle forze dell'ordine e per 6 anni non pagherà l'affitto delle caserme, che scarica dunque sui Comuni».

E come se non bastasse, ha rincarato ieri mattina a Cittadella il vicepresidente leghista della Regione Luca Zaia, tenta una «deligittimazione ufficiale della prima istituzione democratica eletta dal popolo», cioè il sindaco, con un'indagine giudiziaria proprio nei confronti di chi, come Bitonci, assicura di voler solo «garantire sicurezza ai concittadini».
«Da parte mia - conclude a questo punto Zaia - è sempre più pressante l'invito al presidente Napolitano ad intervenire nella sua veste di alto garante, pena la consegna delle fasce tricolori dei nostri amministratori ai palazzi romani». Il sindaco leghista di Tombolo, Franco Zorzo, ha già minacciato di farlo: un incendio doloso ha devastato il municipio, ha chiesto aiuto al Governo per riaprire gli uffici chiusi da un mese; tutto ciò che ha ottenuto sinora è un'auto per i vigili in prestito da Cittadella e un contributo di 70 mila euro dalla Provincia di Padova. Sempre più convinto che dovrà arrangiarsi, medita di restituire il tricolore.

E Zaia non fatica a spiegare perché iniziative così eclatanti partano sempre dal Veneto: «La nostra regione è sempre stata un laboratorio politico, vive da vicino il malessere dell'abbandono e di una gestione romanocentrica del Paese: con i suoi amministratori tenta di colmare questo vuoto».