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Padova ritrova la grande sala del Castello

Quella che sembrava una traccia di muffa sul muro di un enorme stanzone adibito per due secoli a carcere si è invece rivelato essere un frammento di un grande affresco che dopo sei secoli di oblio ha rivisto la luce. E così quello che prima era lo stanzone di un carcere sul modello di «Fuga di mezzanotte», di colpo, tolta la calce dalle pareti e restituita visibilità ai grandi archi, si ripresenta sotto forma di salone di rappresentanza del Castello Carrarese. Il grande ciclo affrescato non ...

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Quella che sembrava una traccia di muffa sul muro di un enorme stanzone adibito per due secoli a carcere si è invece rivelato essere un frammento di un grande affresco che dopo sei secoli di oblio ha rivisto la luce. E così quello che prima era lo stanzone di un carcere sul modello di «Fuga di mezzanotte», di colpo, tolta la calce dalle pareti e restituita visibilità ai grandi archi, si ripresenta sotto forma di salone di rappresentanza del Castello Carrarese. Il grande ciclo affrescato non ebbe a suo tempo grande fortuna, legato come fu alla sorte della famiglia Carrarese. L'architetto Nicolò della Bellanda consegnò infatti, in soli quattro anni, come da contratto, il nuovo castello a Francesco il Vecchio da Carrara: correva l'anno 1378.

La grande sala, oggi restituita alla città, fu fatta affrescare con il chiaro intento non solo di rappresentare la ricchezza e la potenza della Signoria, ma anche come messaggio politico agli amici e ai nemici, in primis i veneziani. Gli stemmi araldici che vi compaiono, di cui per la prima volta si conoscono i colori, appartengono infatti all'imperatore Ludovico d'Ungheria, protettore di Padova rispetto alle mire espansionistiche di Venezia. E' agevole pensare che subito dopo il 1405, con la «dedizione» a Venezia e la perdita di sovranità politica della città, la Serenissima procedette speditamente a coprire quel salone che narrava della diplomazia politica padovana e delle sue «alleanze».


Analogamente, nelle carceri veneziane venivano strozzati i membri della famiglia Carrarese e dagli Statuti cittadini veniva cancellato ogni riferimento alla Signoria padovana. Perdita di sovranità politica per la città e damnatio memoriae della signoria Carrarese procedevano di pari passo. Il Castello che nell'iconografia Tre-Quattrocentesca era, con il Santo e il Salone, uno dei tre luoghi simbolo di Padova, scompariva progressivamente, fino a dissolversi dalla percezione pubblica, trasformato dagli austriaci in carcere agli inizi dell'Ottocento.

Solo la «Torlonga», la grande torre del sistema difensivo, divenuta però la «Specola», l'osservatorio astronomico, e la «Piazza», evocativa di «un» castello, rimanevano deboli tracce nella memoria cittadina di quel «non-luogo» che tanto ruolo aveva avuto nella storia militare e politica padovana. Insomma il suo destino negativo era segnato dalla storia; trasformare il vecchio castello-carcere in tanti mini-appartamenti poteva quasi sembrare una fine non tanto indecorosa. E il rischio è stato corso molto seriamente. Padova avrebbe perso per sempre un pezzo emblematico della sua storia, un tratto della sua profonda stratificazione identitaria.


Fortunatamente la città, la sua opinione pubblica, la stampa, la classe politica tutta hanno saputo reagire e comprendere che la posta in gioco era molto, troppo alta per restare a guardare. Dopo una lunga battaglia parlamentare, il Castello è stato restituito alla città; egregiamente la Soprintendenza ha iniziato il restauro e messo in sicurezza la struttura. Oggi nel Palazzo della Ragione il sindaco Zanonato e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Finotti inaugureranno una mostra fotografica, si terrà un convegno sui restauri, sugli affreschi e si comincerà a pensare a come trasformare il Castello e la sua piazza in una grande Fabbrica della Cultura. Il Castello poi, per quattro domeniche, abbasserà finalmente i ponti levatoi e i padovani, grazie al Fai, potranno conoscerlo attraverso visite guidate.


Padova, in definitiva si riconcilia con il suo Castello e con una pagina importante e significativa della sua stessa storia: quello che fu uno dei grandi segni della città trecentesca si offre oggi come una imprevista opportunità per ricollocare Padova fra le grandi città europee della cultura.