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«Lettere anonime ai miei genitori. Mi auguro che non succeda più»

Misteriosa cena di compleanno

ABANO. «Oltre alle ferie monsignor Mattiazzo, per la fretta di volermi allontanare dalla parrocchia di Monterosso, mi ha rovinato anche la festa di compleanno». Don Sante ieri ha festeggiato i suoi 41 anni in maniera molto semplice. «Da persona su cui pesa lo "sfratto" dalla parrocchia», afferma. Il sacerdote, a mezzogiorno, ha pranzato a Bagnoli di Sopra a casa dei genitori. Poi è rientrato a Monterosso per celebrare la messa delle ore 18 e in serata aveva in programma una non meglio precis ...

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ABANO. «Oltre alle ferie monsignor Mattiazzo, per la fretta di volermi allontanare dalla parrocchia di Monterosso, mi ha rovinato anche la festa di compleanno». Don Sante ieri ha festeggiato i suoi 41 anni in maniera molto semplice. «Da persona su cui pesa lo "sfratto" dalla parrocchia», afferma. Il sacerdote, a mezzogiorno, ha pranzato a Bagnoli di Sopra a casa dei genitori. Poi è rientrato a Monterosso per celebrare la messa delle ore 18 e in serata aveva in programma una non meglio precisata «cena di compleanno». Se a lume di candela e insieme alla donna di cui è innamorato, il prete-papà non ha voluto svelarlo. Ha invece confermato che non andrà in vacanza a Porto Rotondo, in Costa Smeralda, come aveva previsto a partire dal 15 settembre. «Anche se di un periodo di riposo, come ogni anno, dopo le fatiche della sagra - dice un po' amareggiato - ne avrei avuto bisogno». A trovare i suoi genitori a Bagnoli, da quando è scoppiata la bufera su Monterosso, don Sante c'è andato più di una volta.

«Mi sento di andare avanti per la mia strada anche se loro non condividono il mio comportamento. E' giusto che un figlio tenga conto degli insegnamenti ricevuti dai genitori ma che si prenda anche le sue responsabilità», dice il prete. A proposito del papà e della mamma, don Sante fa sapere di esserci stato male per le lettere anonime che hanno ricevuto nei giorni scorsi. Il parroco non rivela nulla del contenuto di quelle missive, anche se lascia intendere che non si tratta certamente di lettere di solidarietà alla sua famiglia. «Mi auguro che non succeda più - asserisce - sarebbe più onesto che queste persone si facessero vive con tanto di nome e cognome». Domani, come ha fatto domenica scorsa, il sacerdote celebrerà l'Eucarestia alla messa della comunità delle 9.30. «Non vedo perché non dovrei farlo, in fin dei conti sono ancora un parroco, un sacerdote a tutti gli effetti», fa notare.