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Il neonato ucciso aveva due mesi

Il cadavere è stato scoperto da una donna l’altra sera in una canaletta di scolo della piccola frazione di Cagnola. Per il medico legale sarebbe morto soffocato almeno una settimana fa.

E’ il cadavere di un bambino maschio di razza bianca, nato da circa due mesi e morto da almeno una settimana: si alzano i primi veli sul giallo del piccolo ripescato nelle acque di scolo Gorgo a Cagnola di Cartura. Il suo stato di decomposizione abbastanza avanzato rende invece incerte le cause del decesso che comunque si riducono a due: morte per annegamento o per soffocamento. Queste le risultanze dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dal medico legale Alessia Arseni.

 Un infanticidio prep ...

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E’ il cadavere di un bambino maschio di razza bianca, nato da circa due mesi e morto da almeno una settimana: si alzano i primi veli sul giallo del piccolo ripescato nelle acque di scolo Gorgo a Cagnola di Cartura. Il suo stato di decomposizione abbastanza avanzato rende invece incerte le cause del decesso che comunque si riducono a due: morte per annegamento o per soffocamento. Queste le risultanze dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dal medico legale Alessia Arseni.

 Un infanticidio preparato con cura, tale da non escludere che il bambino sia morto soffocato. Per ulteriori particolari, anch’essi fondamentali a livello investigativo, il perito settore si è riservato di dare una risposta ai vari quesiti del pm Silvia Scamurra dopo aver completato gli esami di laboratorio. Per sapere tutta la verità bisognerà aspettare qualche giorno.

 Per quanto concerne invece il ritrovamento, i carabinieri ritengono che il neonato non sia stato gettato nudo in acqua (cosa che una madre difficilmente avrebbe il coraggio di fare) bensì collocato tra la fitta vegetazione di arbusti lungo il canale di scolo. La fitta pioggia caduta proprio quel pomeriggio, con repentino innalzamento del Gorgo, potrebbe aver risucchiato in acqua il cadaverino, poi trascinato dalla corrente fino all’altezza di una delle tre abitazioni dislocate in riva al canale.

 Gli esami di laboratorio saranno comunque fondamentali nello stabilire le cause del decesso. Il piccolo è morto annegato, oppure la sua fine va ricercata in altre circostanze traumatiche pregresse? Il fatto che il medico legale non escluda a priori l’ipotesi del soffocamento rende la vicenda ancor più oscura e tormentata. Però c’è ancora bisogno di tempo, anche perché non sono escluse altre sorprese.

 Mai come in questa occasione la cronaca aiuta a capire. Sono le 18 quando la signora Lucia, che abita in via Gazzo 33, si affaccia alla finestra per vedere se il tempo si è sistemato. Gettando lo sguardo verso scolo Gorgo, nota un qualcosa che assomiglia ad un «bambolotto» svestito e avverte i carabinieri della stazione di Conselve. Scatta l’allarme. Nel giro di mezz’ora arrivano sul posto comandante del reparto operativo dei carabinieri di Padova e magistrato di turno, comandante della compagnia di Abano e vigili del fuoco muniti di canotto. Il corpicino viene avvistato e recuperato una trentina di metri più avanti rispetto alla prima segnalazione della residente, in un tratto di scolo profondo una settantina di centimetri.

 Il luogo è appartato, di non agevole accesso. E pericoloso per chi vuole nascondere o far sparire qualcosa di compromettente. Lungo lo scolo corre una stradina sterrata a senso unico e addirittura chiusa. Chi arriva in auto rischia di dover fare una ventina di manovre per tornare indietro senza retromarcia. E bisogna per forza passare davanti alle due case coloniche e alla villetta arroccate in via Gazzo e piene di sguardi indiscreti. Gli inquirenti ritengono che il neonato sia stato abbandonato più a monte, e probabilmente adagiato nelle frasche, in un luogo dove nessuno ti può vedere e dove la possibilità d’incontrare qualcuno appare remota.
 
Una volta stabilita l’età del neonato ucciso, emerge lo spunto investigativo saliente che evita di procedere a tentoni. Adesso che si sa con certezza quando il piccolo è nato, gli inquirenti hanno pronta una strategia che potrebbe risultare vincente. Da oggi cominceranno a farsi dare da tutti gli ospedali del Triveneto (ma anche delle altre regioni vicine) la lista delle donne che hanno partorito in quell’arco temporale. Sempre che la madre del piccino si sia rivolta a strutture sanitarie pubbliche o private riconosciute, e non già a qualche «comare».

 Una puerpera straniera e magari clandestina? E’ per il momento l’ipotesi più gettonata, anche in considerazione della nutrita presenza di extracomunitari nel circondario, cresciuti come funghi nel giro di pochi anni. Però l’infanticidio potrebbe avere risvolti anche lontani da Cagnola di Cartura e dintorni.
 Il bambino morto aveva due mesi. Sessanta giorni per vivere e morire.