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Da Monselice a Padova, sfida per l’ambiente. Pamela e Martina: «Al lavoro a piedi, di notte»

Le due coordinatrici infermieristiche sono partite alle 2, hanno percorso 23 chilometri. «Volevamo usare un mezzo più ecologico rispetto al bus»

Elvira Scigliano
2 minuti di lettura

Le infermiere Pamela Ballotta e Martina Cavestro

 

Si scrive sfida, ma si legge determinazione, voglia di dimostrare che si può essere migliori, che rispettare la terra è una condizione etica fondamentale. L’impresa delle due coordinatrici infermieristiche Pamela Ballotta e Martina Cavestro, rispettivamente di medicina generale e di gastroentorologia, che hanno percorso a piedi 23 chilometri – da Monselice, dove vivono, all’Azienda Ospedale Università, dove lavorano – si può infatti raccontare come un gesto dimostrativo per sensibilizzare sul tema del rispetto dell’ambiente.

Oppure si può andare più a fondo e dire che queste due donne hanno vinto una scommessa che quasi tutti avevano dato per persa. Chi aveva suggerito loro di portarsi un monopattino elettrico al seguito, quando non ce l’avrebbero fatta. Chi era disposto – certo in buona fede – ad andare a prenderle quando la fatica avrebbe avuto il sopravvento; chi aveva suggerito di prendere il tram. Invece Pamela e Martina hanno dimostrato che si può fare.

E adesso per i pigri non ci sono più scuse. Voler bene all’ambiente significa fare del proprio meglio, magari con un po’ di fatica, invece di prendere l’auto sempre e comunque.

Le due paramediche hanno sposato a pieno la Giornata della mobilità sostenibile proposta dall’Azienda Ospedale Università: ai 120 coordinatori delle Unità Operative era stata lanciata una sfida per ridurre l’impatto ambientale arrivando al lavoro nel modo meno inquinante possibile, e cioè con automobili di gruppo, con mezzi pubblici, in bicicletta, in monopattino o a piedi.

«L’occasione – spiegano dalla direzione generale – servirà ad aprire un confronto su come migliorare i propri comportamenti con azioni individuali, ma anche organizzative, per esempio favorendo la flessibilità di orario in entrata ed in uscita».

Alla fine caffè per tutti e sorpresa finale: quattro bici a pedalata assistita donate dall’associazione “La miglior vita possibile” saranno a disposizione già dal prossimo lunedì per gli spostamenti quotidiani tra le diverse sedi aziendali.

Ma le protagoniste vere di questa giornata fuori dagli schemi sono state Pamela e Martina. Che raccontano: «Tutte le mattine prendiamo la corriera assieme da Monselice per venire a lavoro. In occasione di questa giornata volevamo usare un mezzo più ecologico. Ci abbiamo pensato un po’, poi ci siamo guardate e ci siamo capite in un istante: e se andassimo a piedi?».

Detto, fatto. Partenza alle 2 di notte, con il buio. «Lungo l’argine – racconta Pamela – non c’era nessuno, ma il nostro entusiasmo copriva il silenzio della notte».

La prima foto, un selfie di rito davanti alla cara vecchia fermata del bus, poi direzione centro di Monselice e via per il camminamento di Sant’Antonio: «Avevamo con noi le luci– continua Pamela – gli zaini, le magliette fatte per l’occasione, con la scritta “infermiere green” . Io sono allenata, faccio le maratone, Martina invece no ed è stata bravissima». Le due donne sono colleghe, ma non si frequentavano prima di questa incredibile occasione: «È stato un momento bellissimo fra di noi – continua Pamela – Abbiamo parlato pochissimo di lavoro e tantissimo di noi. Abbiamo visto l’alba, condiviso il cibo e superato qualche momento duro».

Sei ore di marcia, prima più sostenuta, poi più dolce, infine pesante: «Gli ultimi sette chilometri – aggiunge Martina – sono stati molto faticosi. Appena arrivata in ospedale ho pensato: mai più. Dopo qualche ora ero già meno convinta».

Pamela 49 anni, Martina 38, oggi sono le testimonial del “volere è potere” e lanciano un messaggio forte e chiaro: «Si deve fare di più per l’ambiente e si può fare – dicono assieme – il nostro è stato un gesto dimostrativo un po’ fuori dagli schemi».

A credere in loro le rispettive famiglie: il marito di Pamela, sportivo anche lui; i bambini di Martina, orgogliosi della mamma. Ma più di tutti le loro mamme, che hanno chiamato alle 5 del mattino, che erano preoccupate per la strada di notte e in solitaria, ma mai, nemmeno per un istante, hanno dubitato delle loro “ragazze” .

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