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Antonio, il meccanico che non può andare in pensione: «Questo servizio sparirebbe»

La storia a Padova: Antonio Tessari, per tutti “Tega”, lavora da quando aveva 6 anni. A quasi 83 non intende lasciare l’officina dove ripara le bici e i motorini

edoardo fioretto
Aggiornato 1 minuto di lettura
Antonio Tessari, lavora da 77 anni 

«Non posso permettermi né di andare in pensione, né di morire. Se io non ci fossi più, le signore del quartiere da chi andrebbero per farsi riparare la bici?». Parla sempre con una leggera ironia Antonio Tessari, da tutti noto come “Tega”, 83 anni il prossimo mese, lo storico riparatore di biciclette e motorini di via Piovese. Dalle sue parole, però, emerge anche la malinconica consapevolezza di essere l’ultimo di una lunga tradizione di artigiani.

Da quando aveva 6 anni

Tessari ripara biciclette da quando aveva 6 anni. Aveva iniziato sotto le bombe, quando durante la Seconda guerra mondiale andava tutti i giorni a lavorare nell’officina del padre: da 60 anni ha invece aperto la sua officina a Voltabarozzo.

Con il tempo ha accumulato un’esperienza ineguagliabile, di cui va molto fiero. «I giovani d’oggi? Mancano di praticità. E sono pigri, molto pigri. Io vengo qui in officina tutti i giorni alle 4 del mattino per portarmi avanti col lavoro. Ma i giovani d’oggi…».

«Ma dopo di me...»

Poi sorride e continua: «Ho provato ad assumere degli apprendisti, ma il sabato e la domenica non vogliono mai lavorare, quei giorni li vogliono liberi. La pausa pranzo dev’essere almeno di due ore».

«In inverno non iniziano prima delle 9 di mattina perché fa freddo. Io e loro siamo di una pasta diversa, è chiaro. Ecco perché penso che nessuno potrà mai davvero sostituirmi, perché dopo di me questa officina non avrà un futuro».

Le bici di adesso?

Non mancano anche le riflessioni su come sia cambiato il suo lavoro negli anni.

«Le biciclette e i motorini che fanno oggi sono robacce. Si rompono facilmente e sono difficili da riparare. Le bici di una volta e le Vespe? Si rompevano altrettanto facilmente, certo, ma erano dei gioiellini meccanici. Ad ogni problema c’era una soluzione, e non c’era danno che non si potesse riparare. Ecco perché il ruolo del meccanico resta importante, ma manca il ricambio generazionale».

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