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Il prefetto e iprofughi. «Sindaci, mi appello al senso del dovere. Subito 100 posti»

Il prefetto Grassi: «Restano solo 20 spazi, poi siamo in emergenza. Non vi ho mai chiesto aiuto, ora richiamo alla solidarietà»

elvira scigliano
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In piedi il prefetto Raffaele Grassi e il sindaco Sergio Giordani e gli altri primi cittadini presenti 

«Siate visionari, oggi aderire all’accoglienza non risponde solo ai valori supremi della solidarietà e dell’umanità, ma accelera i processi produttivi perché gli imprenditori hanno bisogno di manodopera».

È l’appello fatto dal prefetto Raffaele Grassi ai sindaci della provincia, convocati mercoledì pomeriggio a palazzo Santo Stefano per affrontare il problema dell’accoglienza dei migranti.

Le richieste degli imprenditori

«Grossi imprenditori mi hanno avvicinato per chiedermi se c’erano immigrati disponibili, uno in particolare mi ha chiesto 15 magazzinieri da impiegare subito. Non escludo che incontrerò al più presto anche il mondo produttivo», ha detto il prefetto, «Quello che dico a voi sindaci è che oggi avete l’occasione di fare del bene ai vostri territori».

Il silenzio a palazzo Santo Stefano mentre parla Grassi è assoluto. I sindaci, quelli che ci sono, perché la metà ha disertato la riunione, ascolta con grande attenzione.

I numeri veri

«I numeri aumentano sempre di più», sottolinea il prefetto, «abbiamo avuto punte di 100 trasferimenti a settimana. Ad oggi ospitiamo 1. 563 persone e abbiamo ancora una ventina di posti disponibili: se arrivano venti persone, siamo in emergenza. Non vi ho mai chiesto una mano, finora abbiamo agito con le revoche – circa 220 – di chi non aveva più diritto all’accoglienza e abbiamo pubblicato dei bandi di gara alla ricerca di 300 posti, trovandone 106.

Ma tutto questo non basta. Ecco perché faccio appello al vostro senso del dovere: servono 100 posti il prima possibile per allargare la rete Cas. Ve lo chiedo in nome della solidarietà e dell’umanità perché è inaccettabile vedere padri, madri e bambini all’agghiaccio, ma ve lo chiedo anche in nome dell’ordine pubblico». Qualcuno mormora, i più sembrano persuadersi che non c’è altra scelta.

I sindaci padovani spiegano la questione dell'accoglienza ai profughi in provincia

La seconda richiesta

Ma il prefetto non ha finito, c’è una seconda richiesta che preme al funzionario del Ministero: «Vi chiedo un’altra cosa», continua, «di aderire alla seconda accoglienza, quella del Sai, per chi ha già ricevuto protezione internazionale.

I comuni che ad oggi aderiscono sono troppo pochi, serve ragionare al di là delle bandiere politiche. Non voglio la gestione di ferro, mi rifiuto di pensare a tende o caserme, non voglio provvedimenti calati dall’alto, ma più di tutto mi ripugna vedere persone costrette a condizioni che non possono dirsi umane».

Giordani: «Il momento di agire»

Dalla parte del prefetto Grassi c’è il primo cittadino di Padova e presidente della Provincia, Sergio Giordani, che esorta i “suoi” sindaci: «Questo è il momento di agire», scandisce, «noi siamo pronti a farci capofila per la rete Sai, ad occuparci della parte amministrativa, sollevandovi da rendicontazioni e documenti; voi trovate alloggi, è una nostra responsabilità, dobbiamo pensare alle persone, ma anche all’economia e alla sicurezza dei nostri territori. Diamoci una mano perché insieme siamo imbattibili».

Alcuni amministratori – Piove di Sacco, Ponte San Nicolò, Piazzola Sul Brenta, Rubano, Montegrotto – portano la loro esperienza: il Sai funziona, è un vantaggio per tutti, con numeri piccoli è gestibile e paga tutto lo Stato. Altri – Este e Due Carrare – sono pronti a partire, hanno già fatto richiesta.

Il sindaco di Abano Terme, Federico Barbierato, è il primo a metterci la faccia: «Noi ci stiamo, con la garanzia di Padova – per la rendicontazione – partecipiamo».

Gli altri, per lo più di centrodestra, aprono uno spiraglio: pronti a fare una ricognizione per vedere se salta fuori qualche posto. Il discorso del prefetto sembra aver colto nel segno, a metà strada tra cuore e dovere. 

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