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Padova, a rischio le scuole sotto i 900 alunni. Ecco gli istituti che rischiano l’accorpamento

La nuova norma in Finanziaria. Il provveditore di Padova, Natale: «Nessun allarme, ci sarà modo di ragionare»

felice paduano
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Il liceo classico Tito Livio di Padova, una delle scuole a rischio

 

Con la pubblicazione della Legge di Bilancio sulla Gazzetta Ufficiale è diventata esecutiva anche la nuova normativa decisa dal nuovo ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di garantire la validità giuridica – dall’anno scolastico 2024-2025 – solo alle scuole che avranno almeno 900 studenti. Attualmente, invece, la soglia è di 600 studenti.

In provincia di Padova sono 32 su 105 gli istituti scolastici che rischiano di perdere sia il preside che il Dsga (quello che una volta si chiamava segretario) ed essere accorpati ad altre scuole.

Gli istituti a rischio

Si tratta di nove scuole medie superiori, tra cui gli istituti cittadini Modigliani e Selvatico e 23 Ic, vale a dire istituti comprensivi al cui interno ci sono materne, primarie e medie inferiori. In città sono Don Bosco (zona Armistizio), Rosmini (Arcella), Petrarca (centro storico), San Camillo de Lellis (zona Forcellini), Donatello (San Carlo) e Briosco (San Bellino).

Tra le scuole che potrebbero essere coinvolte nel ridimensionamento ci sono anche quelle leggermente sopra soglia, come lo storico liceo classico Tito Livio (918 iscritti, preside Luca Piccolo) e il Duca d’Aosta (935 alunni, dirigente Francesco Lazzarini), mentre in provincia rischiano anche il Galilei (Selvazzano), l’Atestino di Este, il Rolando da Piazzola, lo Jacopo da Montagnana, l’Alberti ed il Pietro d’Abano.

Servono tempi lunghi

Com’era prevedibile, il nuovo dimensionamento – che avrà come protagonista la Regione, in stretta collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale guidato da Carmela Palumbo – ha già scatenato diverse prese di posizioni.

«Un’organizzazione complessa come la scuola ha bisogno di tempi lunghi per attuare una pianificazione strategica, funzionale alla realizzazione dei risultati ed all’ottimizzazione dei processi, cognitivi e non – sottolinea Concetta Ferrara, dirigente dell’undicesimo Ic cittadino e anche di quello di Vigodarzere – Una siffatta normativa non è applicabile senza nuocere alla visione di un’istituzione che lavora sempre su risultati a medio e lungo termine».

Non è per niente preoccupato, invece, Enrico Ghion, dirigente del Selvatico che, al momento, ha 650 studenti al diurno e 75 al serale.

Più pratico il commento dell’assessora comunale alla scuola Cristina Piva: «Al massimo gli Ic in città potranno calare di un’unità – osserva Cristina Piva – Attualmente sono 13. Il calcolo è abbastanza semplice e non deve creare allarmismi. Si prenderà la somma dei numeri degli allievi degli Ic cittadini e si dovrà dividere per 900. Personalmente non prevedo grandi cambiamenti».

Il provveditore: nessun allarmismo

Netto il commento del provveditore padovano: «L’allarmismo è del tutto ingiustificato – spiega Roberto Natale – La legge di Bilancio non interviene affatto sulle eventuali chiusure di plessi scolastici. La norma conferma quanto già stabilito dal Pnrr in base alla quale l’organico dei dirigenti e dei Dsga sarà definito non più in base alla consistenza numerica di ogni singola istituzione scolastica, bensì a livello regionale in base alla popolazione scolastica complessiva, in modo che si possano anche operare opportune compensazioni, tenendo conto dei territori montani ed isolani e delle specificità linguistiche.

In pratica ogni Regione avrà a disposizione un numero di sedi di dirigenza scolastica, che saranno assegnate poi alle specifiche istituzioni scolastiche. Nel Veneto gli accorpamenti sono stati già realizzati nel corso degli anni e quindi il nuovo dimensionamento coinvolgerà ben poco le scuole di tutta la regione. In tale contesto spetta anche alle amministrazioni locali assumere per tempo adeguate misure organizzative, anche con accordi specifici tra di loro, soprattutto in materia di trasporti pubblici». 

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