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Ecosistema urbano, Padova recupera sette posizioni: è al 29° posto

L’indagine di Legambiente e Ambiente Italia sulle performance “verdi”: migliorano i consumi idrici, la differenziata e le ciclabili. Primo posto per impianti solari pubblici

Cristiano Cadoni
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Padova guadagna sette posizioni nella classifica di Ecosistema Urbano

 

Padova recupera sette posizioni, passando dal 36° al 29° posto nella classifica generale di Ecosistema Urbano, l’indagine di Legambiente e Ambiente Italia sulle performance ambientali dei capoluoghi di provincia italiani, riferita al 2021, anno ancora condizionato dall’emergenza Covid.

Ci sono tre città alpine ai primi posti: Bolzano scavalca Trento con il 79,02% (su un massimo di punteggi conseguibili fissati a 100). Trento ora è seconda e precede Belluno, terza. Fra le altre città capoluogo del Veneto, Treviso è sesta, Venezia è tredicesima, Vicenza è trentasettesima, Verona ottantatreesima e per trovare Rovigo bisogna andare fino al 94° posto.

Meglio e peggio

Sono diciotto gli indicatori ambientali considerati per l’indagine. Padova migliora in nove di questi, peggiora in quattro ed è stazionaria negli altri.

I miglioramenti riguardano le polveri sottili Pm10 (da 82 sforamenti del 2020 si è passati a 57 sforamenti nel 2021), e l’ozono (da 50 a 49 sforamenti). Si riducono anche i consumi idrici pro capite (da 153 a 147,1 litri per abitante al giorno) e le perdite di rete (dal 29,5 al 28,6%). Cresce dal 57 al 61,8, per effetto della diffusione del sistema porta a porta, la raccolta differenziata, ma peggiora la produzione di rifiuti pro capite (da 562 a 587 chili per abitante all’anno). Progressi si registrano anche sul fronte della percorrenza del trasporto pubblico, che passa da 24 a 34 km per vettura per ogni abitante all’anno (ma nel 2020 c’era stato lo stop per pandemia) mentre peggiora l’uso dei mezzi pubblici (i viaggi si riducono da 74 a 69 per ogni abitante in un anno). Piccoli miglioramenti anche sul fronte delle piste ciclabili che si “allungano” da 18,08 a 18,29 metri equivalenti ogni cento abitanti) come su quello dei morti e dei feriti in incidenti stradali (ogni mille abitanti si scende da 6,82 a 4,70).

Le posizioni in classifica

Padova è sempre prima, come accade da anni, per impianti solari installati su edifici pubblici, è 11a per isole pedonali, 30a per il verde urbano e 32a per numero di alberi in aree pubbliche, ma scivola al 46° posto per l’uso efficiente di suolo (metà del quale è già stato cementificato). Va male – ed è noto da tempo – sul fronte della qualità dell’aria: Padova è 96a per Pm10, 72a per l’ozono, 75a per il biossido di azoto. Risultati più confortanti arrivano dalle performance sulla mobilità: la città è 21a per tasso di motorizzazione, 22a per piste ciclabili, 21a per il numero di passeggeri sui mezzi pubblici e 40a per l’offerta di trasporto pubblico.

I commenti

“Da anni i dati di Ecosistema urbano indicano che serve un radicale ripensamento del modello della nostra città”, sostiene Lucio Passi di Legambiente Padova. “Ma l’effetto domino della crisi climatica impone di non perdere più tempo. Lo hanno dimostrato questi ultimi mesi: il crollo della Marmolada, il moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi, l’ondata di ozono favorita dall’estate torrida, la siccità che continua. Anche Padova deve fare la sua parte. La transizione ecologica nei capoluoghi c'è, ma è troppo lenta”, rileva l'esponente di Legambiente:. “Non mancano buone pratiche, invece manca quel cambio di passo che impone l'emergenza energetica, ambientale e sociale”.

"Ad aprile”, dichiara Francesco Tosato, vice presidente di Legambiente, “Padova è stata inserita nell'elenco delle 100 città europee ammesse e finanziate dal progetto UE Mission Cities. Obiettivo azzerare le emissioni climalteranti della città entro il 2030. Tutt'altra storia rispetto ai piani nazionali che entro quella data si propongono di diminuire solo del 40% le emissioni. Complessivamente Padova e altre sette città italiane riceveranno 360 milioni di euro per avviare entro il 2023 i necessari interventi per la rigenerazione urbana, la mobilità sostenibile, la produzione di energia da fonti rinnovabili necessari per diventare “carbon neutral” nel 2030. Ma allora quel cambio di passo, di cui parlavamo, prima deve trasformarsi in passi da gigante. E’ importante l’impegno preso da Giordani di realizzare, in due anni, 100.000 mq di fotovoltaico nelle aree di pertinenza del Comune. A maggior ragione se si considera che dal 2013 il fotovoltaico installato su edifici comunali segna il passo. Decimale in più, decimale in meno, in questi 10 anni siamo rimasti fermi a poco più di 30 Kw ogni 1.000 abitanti. Infine l'auspicio è che l’amministrazione favorisca la diffusione del solare tra i privati, ad esempio promuovendo le Comunità energetiche, come in vari comuni italiani. In questo quadro - sottolinea Tosato – è evidente quali siano le altre principali urgenze di Padova”.

Le sfide

"Padova negli ultimi dieci anni ha consumato 2 milioni di mq di suolo”, sottolinea ancora il vice presidente di Legambiente. “Le aree artificializzate nel 2021 sono arrivate al 49,6% della superficie comunale (fonte ISPRA). Siamo la città che ha divorato più suolo nel Veneto, che è la seconda regione più cementificata d'Italia dopo la Lombardia. Quindi va approvato subito e senza tagli al ribasso, il Piano degli interventi di Padova (PI), adottato dal consiglio comunale in aprile, che elimina più di 3 milioni di mq precedentemente destinati all’edificazione ed osteggiato da alcuni settori economici e da un fronte politico trasversale. Il Piano degli interventi non salvaguarda solo il suolo, rigenera e riorganizza la città riportando servizi e attività commerciali di prossimità in tutti i quartieri. Inoltre la “ricuce” con un sistema organico del verde, reti ecologiche, aree e strade ciclo pedonali”. “Ma attenzione – avverte Tosato - contestualmente bisogna mettere mano al Piano di Assetto Territoriale (PAT) approvato nove anni fa, che già allora era vistosamente sovradimensionato nelle previsioni demografiche e dunque in quelle di espansione edilizia. Finché resterà in vigore il PAT attuale, che è gerarchicamente sovraordinato al PI saranno sempre possibili colpi di mano. Il nuovo mega magazzino dell’Alì a Granze insegna”.

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