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Ecco il piano contro la carenza di medici di base nel Padovano: Crisarà (Fimmg): «Nessun intervento della Regione»

Il progetto di Fimmg per arruolare infermieri e impiegati. «Ottocento assunzioni per gli ambulatori»

Simonetta Zanetti
2 minuti di lettura
Il dottor Domenico Crisarà mentre vaccina un paziente 

Servono ottocento tra infermieri e segretarie per far fronte alla carenza di medici di medicina generale a Padova. È questo uno dei capisaldi del progetto, cui ha lavorato la Fimmg, presentandolo a fine maggio in Regione. E che, ad oggi, non ha ottenuto risposte significative. «Dopo cinque mesi non c’è ancora un tavolo di intervento» conferma il segretario provinciale nonché nell’esecutivo nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale.

CARENZA STRUTTURALE

Si parte dalla stima dell’Usl Euganea secondo cui nei prossimi due anni mancheranno 70 medici di famiglia. «Un calcolo al ribasso» sostiene Crisarà «perché in due o tre anni sono 300 quelli che andranno in pensione e bisogna vedere, nel frattempo, quanti ne verranno formati. A dicembre dovrebbe partire il corso per medici di famiglia con 400 posti ma non è ancora stato bandito e, se tutto va bene, partirà con un ritardo di 6 mesi dopo che il precedente è stato avviato con un anno e mezzo di ritardo. Senza contare che nell’ultimo anno e mezzo sono almeno quindici i medici che se ne sono andati, lasciando la professione dopo appena 2-3 mesi. Se io dovessi gestire una situazione del genere non ci dormirei di notte, ma al sistema questo non interessa. Al momento, non è stato applicato l’accordo nazionale propedeutico sulle Aft, le aggregazioni funzionali territoriali».

IL PROGETTO

Di fronte all’impossibilità di sostituire le uscite con un pari numero di entrate, il sindacato si è messo a tavolino per allungare il più possibile la coperta sul territorio. «Va riorganizzato il sistema di erogazione dei servizi con la possibilità di mettersi insieme e avere personale» sostiene Crisarà «si era cominciato con le medicine di gruppo integrate, che funzionano, con sedi centrali e ambulatori periferici. Ma ce ne sono pochissime a Monselice, Conselve ed Este e se non le avessero bloccate nel 2015 ora l’impatto sarebbe diverso».

Ferma restando l’impossibilità di assicurare un medico a ogni campanile, l’idea condivisa è quella di garantire la capillarità maggiore possibile sul territorio pur con numeri progressivamente ridotti: la soluzione passa quindi dall’aumento di strutture integrate con l’ulteriore possibilità di distaccare i medici negli ambulatori periferici con orari cadenzati: «Il sistema va ripensato a partire da alcuni punti fermi. Uno di questi è che se vuoi aumentare il carico devi prevedere unità di base composte da medico, infermiere e segretaria».

«Solo così si restituisce il tempo di cura ai medici» prosegue Crisarà «perché se in un’ora io passo 20 minuti a compilare carte e 20 a fare medicazioni, per il mio lavoro restano solo 20 minuti. E, nell’arco della giornata è tutto tempo che potrei dedicare a fare ambulatorio a Mortise».

«Per liberare i medici che ci sono da incombenze diverse dalla cura abbiamo calcolato che in Veneto servirebbero 4 mila tra infermieri e segretarie, di cui un quinto a Padova. Dopodiché bisogna differenziare le necessità a seconda delle aree geografiche garantendo in ogni caso l’assistenza domiciliare a tutti coloro che ne hanno bisogno. Nell’ultimo mese gli accessi nel mio ambulatorio sono stati 1.205, che diventano 12.119 da inizio anno. Vorrei sapere quale servizio medico garantisce questi numeri: noi non facciamo interventi a cuore aperto, ma ognuno ha le sue necessità e chi non trova risposta da noi va altrove».

LA COPERTURA

Nel 2015 la Regione bloccò le medicine di gruppo integrate perché per la Corte dei Conti erano troppo costose: «Poi con il Covid quei soldi sono stati spesi in poco tempo» prosegue il segretario della Fimmg «bisogna ripartire, magari solo cambiando nome alle aggregazioni, anche perché quei soldi sono stati impiegati senza arrivare a soluzioni. Né il problema è economico: solo nel Padovano ci sono almeno 11 milioni di euro di voci stipendiali che da anni non ci vengono corrisposte. Abbiamo proposto che venissero usati per pagare il personale che serve».

E conclude: «Abbiamo anche cercato di sollecitare i sindaci, ma non hanno ancora capito quello che succederà se non cambiano le cose».

Nel frattempo, sul tema si è aperto un tavolo di lavoro e confronto che vede coinvolta la Fimmg e i vertici dell’Usl 6 e in cui i medici stanno ribadendo le loro istanze.

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