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Nel Padovano irrigazioni straordinarie per salvare il radicchio dalla siccità

Turni irrigui fuori stagione per le coltivazioni della Bassa e del Veronese in un autunno avaro di acqua

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 Agricoltori costretti ad aprire i rubinetti per irrigare i campi. In questi giorni sta accadendo nel Veronese per salvare la raccolta del kiwi e nella Bassa Padovana per proteggere il radicchio. Lo segnala Coldiretti Veneto che rileva anche le decisioni intraprese da alcuni consorzi di bonifica di procedere con turni irrigui straordinari per venire in soccorso alle richieste del territorio.

La siccità non concede tregua dopo una delle estati più aride e calde di sempre, gli imprenditori agricoli ora fanno i conti anche con un autunno avaro d'acqua.

Le piogge delle scorse settimane non sono state sufficienti - commentano i tecnici - pertanto gli imprenditori agricoli stanno intervenendo con irrigazioni supplementari decisamente fuori stagione, per non compromettere i raccolti.

I getti sono ricomparsi nelle aree più critiche ciò significa sostenere ancora ingenti spese - aggiungono gli operatori del settore - Al vertiginoso aumento delle bollette energetiche  si sommano anche i costi dei fertilizzanti e delle materie prime. In questo senso sul territorio regionale è già scattato l' sos semine messe a rischio dai rincari e scarsa reperibilità concimi.

La situazione è particolarmente critica nella Bassa Padovana, spiega Coldiretti Padova, dove in questi giorni i produttori stanno irrigando con i getti le coltivazioni di ortaggi, in particolare i radicchi, tipica coltura autunnale, in piena maturazione.

In questi giorni i getti sono ricomparsi nell’area di Este ma anche in altre campagne della Bassa Padovana.

«Speravamo che con la fine dell’estate arrivasse anche la pioggia»,  spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, «ma così non è stato e ora i nostri agricoltori si trovano costretti, a metà ottobre, a sostenere ancora ingenti spese per l’irrigazione di soccorso agli ortaggi.  Ora per irrigare e garantire la produzione di radicchi e altri ortaggi le nostre aziende sono costrette ad ulteriori sacrifici. Del resto le precipitazioni sono state scarse».

Dall’inizio di settembre, stando ai dati Arpav, a Sant’Elena, ad esempio, ha piovuto tre giorni e sono caduti complessivamente 45 mm d’acqua. Ad Ospedaletto siamo arrivati a 50 millimetri, a Montagnana 58, a Sant’Urbano 52 millimetri. In questa stagione le piogge dovrebbero essere più abbondanti, inoltre veniamo da una delle estati più siccitose degli ultimi decenni, caratterizzata anche dal gran caldo. Questo 2022 rischia di chiudersi come si è aperto  con poca disponibilità d’acqua per l’agricoltura e le aziende costrette a scegliere se sostenere costi ingenti per salvare il raccolto oppure se sperare che prima o dopo piova. Da anni ormai facciamo i conti con i cambiamenti climatici ma ormai le emergenze sono sempre più frequenti e preoccupanti».

Con l’arrivo dell’autunno le ore di sole sono sempre meno ma, spiegano i tecnici di Coldiretti Padova, le piante per crescere hanno bisogno d’acqua e i terreni sono nuovamente a secco. Nella Bassa Padovana la situazione è particolarmente complessa per le aziende orticole che producono i radicchi veneti: centinaia di imprese impegnate nella produzione degli ortaggi tipici di stagione. Ma, aggiunge Coldiretti Padova, c’è preoccupazione anche per la preparazione dei terreni in vista delle semine autunnali di grano tenero, grano duro e orzo. Ma è tutto fermo perché se non piove, spiegano gli esperti di Coldiretti, non sarà possibile procedere alla semina dei cereali autunno vernini.

«Finora la siccità ha avuto un impatto preoccupante sulle principali produzioni padovane, che hanno registrato cali di oltre il 30%-40% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 30% per il frumento duro. In diminuzione di oltre 1/5 le produzioni di frumento tenero, ma crollano del 30% pure la produzione di riso, del 15% quella della frutta che ha dovuto farei i conti anche con il caldo e i parassiti». Dall’inizio dell’anno Coldiretti stima nel Padovano danni per oltre 180 milioni di euro tra seminativi a pieno campo, ortaggi e frutteti. Ma la cifra è destinata a salire se non pioverà sul serio.

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