In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Le Piroghe medievali del Bacchiglione restaurate davanti al pubblico

Scoperte nel 1972 dai “sabbionari”, sono datate VII-VIII secolo d.C. Oggi sono conservate a Cervarese nel Museo del Bacchiglione

nicola cesaro
1 minuto di lettura

Siamo nel 1972 e dal fiume Bacchiglione i fratelli Livio, Graziano e Reginaldo Dal Maso, di professione “sabbionari”, scoprono «due tronchi enormi» nel letto del corso d’acqua. Alla faccia dei tronchi: quelle erano due antiche piroghe che arrivavano addirittura dal VII secolo. Proprio queste due piroghe, oggi conservate ed esposte a Cervarese Santa Croce al Museo del Fiume Bacchiglione del Castello di San Martino della Vaneza, necessitano di un’importante opera di recupero conservativo di cui si sta occupando la Soprintendenza: l’opera è partita ufficialmente martedì scorso.

Le due piroghe, imbarcazioni monossili (costituite cioè da un solo tronco scavato) in legno di quercia, furono appunto scoperte all’altezza del ponte di Selvazzano dai fratelli Dal Maso, esperti cavatori di sabbia e ghiaia. «Venite a vedere, nel fiume c’è un tronco enorme che sporge dal fondo, ma è molto strano, sembra una barca», aveva raccontato Reginaldo ai giornali dell’epoca. Quell’enorme tronco non era altro che la più grande delle piroghe recuperate dai sommozzatori. Quella lunga 18 metri.

Tra le attività finanziate con fondi ministeriali, la Soprintendenza ha dedicato particolare cura e attenzione al recupero conservativo delle due grandi imbarcazioni medievali (VII-VIII secolo d. C.), oggi esposte nella sala a pianterreno del Museo. «Le piroghe furono all’epoca sottoposte a un lungo e complesso intervento di restauro» spiega la Soprintendenza «in quanto risultava necessario procedere al consolidamento del legno saturo d’acqua, trattato con uno specifico prodotto denominato Polietilen Glicole». In acronimo, Peg.

Il Peg è stato per anni utilizzato come «consolidante per reperti lignei archeologici ritrovati sott’acqua o in ambienti umidi» e pur nell’efficacia è stato ed è causa di limiti notevoli. «Si tratta delle problematiche riscontrate anche di recente: sono stati evidenziati estesi fenomeni di affioramento e percolamento del Peg, sia all’interno che all’esterno delle superfici lignee, con il conseguente gocciolamento dello stesso sulla struttura metallica di sostegno e sul pavimento della sala». Non hanno aiutato le condizioni ambientali della sala – caratterizzate da un elevato tasso di umidità – che hanno aggravato la situazione.

Da qui il restauro affidato alla ditta Conservazione e Restauro di Ilaria Bianca Perticucci, che prevede anche «il monitoraggio microclimatico dello spazio espositivo per 12 mesi, mediante il coinvolgimento del personale del museo, una costante opera di manutenzione, oltre alla consueta documentazione fotografica di tutte le fasi dell’intervento, comprensiva di rilievo fotogrammetrico digitale 2 e 3D», sottolinea la Soprintendenza. In programma ci sarà anche un calendario di visite per il pubblico a cantiere aperto. 

I commenti dei lettori