In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Cortelazzo, “ultima” lezione con tutti i suoi allievi per raccontare la nuova lingua italiana

Entrato in Università nel 1976 ha raggiunto i 55 anni di contributi: dai raid degli autonomi all’analisi degli stereotipi linguistici

nicola cesaro
Aggiornato alle 1 minuto di lettura
II professor Cortelazzo durante la sua ultima lezione 

Il primo pensiero è andato a quell’1 giugno 1976: «Il mio ingresso da lavoratore all’Università di Padova. Ero a Palazzo Maldura, mi occupavo dei libri della biblioteca che in quei giorni si stava trasferendo». Segno di un’Università che cambia, in continuazione, e di almeno mezzo secolo di storia, personale e dell’Ateneo patavino.

È cominciata così, venerdì mattina nell’aula 1 del Complesso Beato Pellegrino, l’ultima giornata da docente ordinario dell’Università di Padova per il professor Michele Cortelazzo.

In occasione del congedo dal Dipartimento di Studi linguistici e letterari e dalla carriera universitaria, il professore ha voluto organizzare un’occasione di approfondimento e condivisione dedicata alla lingua italiana, accompagnato da tutti quegli allievi che con lui hanno intrapreso un percorso dottorale.

«Quando ho ricevuto la lettera dell’ufficio pensioni che mi segnalava i 55 anni di contributi – a proposito di baby pensioni – ho pensato a come lasciare, almeno formalmente, questa Università. La classica “ultima lezione” oggi è sempre più un gioco retorico» ha spiegato il linguista «Quasi tutti i pensionati continuano infatti a offrire la propria disponibilità alla struttura universitaria, cosa che farò anche io».

Da qui l’idea di invitare a questa giornata di festa «il cospicuo numero di allievi che hanno svolto un dottorato con me, che si sono laureati con me e che hanno fatto un dottorato altrove, ma anche che hanno frequentato altri atenei e che poi hanno affrontato il dottorato sotto il mio coordinamento. Ho pensato che la cosa migliore fosse questa: vedere cosa sono riuscito a fare in questi anni».

Non sono mancati i ricordi, su tutti quel primo consiglio di facoltà presieduto e divenuto teatro dell’invasione dei centri sociali: «Fu uno shock ma rimasi imperturbabile, me lo ricordano ancora. Lo sospesi. La Digos mi disse che salvai le persone da un reato, perché di fatto non si poteva contestare loro l’interruzione di servizio».

Dopo una quindicina di contributi, alle 17.50 è arrivata “l’ultima lezione” di Cortelazzo: una riflessione su “La lingua dell’Università tra vecchi e nuovi stereotipi”. Sarà questo uno dei fronti – lo ha confermato lo stesso accademico – a cui il professore dedicherà gli sforzi maggiori in questa nuova fase di impegno professionale. Che continuerà all’Università di Padova: tra quindici giorni lo stesso Cortelazzo condurrà un laboratorio professionale, sempre nel “suo” Dipartimento. 

I commenti dei lettori