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Omicidio ad Abano. Ecco tutti i punti oscuri nel racconto della fidanzata

L’unica testimone oculare dell’accoltellamento mortale di Mattia Caruso è stata sentita a lungo in caserma dai carabinieri. Dubbi sulla ricostruzione. La giovane ha raccontato di essersi accorta del sangue quando lui si è accasciato

Cristina Genesin
2 minuti di lettura

Mattia Caruso aveva incontrato un uomo poco prima di salire in auto, già ferito a morte con un fendente in pieno petto. E si era appartato con lui alcuni minuti per discutere nel grande parcheggio del locale Laghi Sant’Antonio, a Montegrotto in via del Santo, dal quale era appena uscito con la fidanzata, V.B., coetanea residente nel quartiere Montà di Padova, commerciante ambulante come lui. Un “colloquio” che – secondo il racconto della compagna – sarebbe avvenuto fuori della sua visuale.

Tanti i punti interrogativi. Come mai la ragazza non ha partecipato a quell’incontro? È possibile che non si sia accorta dell’aggressione? Racconta la verità o una montagna di bugie, magari soltanto per paura?

Perché i due erano diretti verso Padova e non nel vicino Pronto soccorso di Abano? Non è chiaro se la ragazza sia riuscita a vedere in faccia l’interlocutore di Mattia che potrebbe essere l’assassino. Già perché lo ha indicato come l’ultima persona che ha parlato con il 30enne, al di fuori di lei.

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Il litigio

Domenica sera i due fidanzati avevano scelto di trascorrere la serata nel locale dove era stata organizzata una serata danzante. I due stavano insieme da circa due anni, tra alti e bassi, e da una ventina di giorni erano andati a convivere nell’appartamento di lei.

Una relazione complicata che sarebbe stata caratterizzata da tira e molla, abbandoni e ritorni di fiamma fino alla scelta della convivenza iniziata una ventina di giorni fa con il trasferimento di Mattia nella casa di lei. Intorno alle 22.30 i due decidono di lasciare il locale.

È a questo punto che la serata corre veloce verso la tragedia. Appena fuori dall’uscita sarebbe avvenuto il litigio con un ragazzo descritto come un giovane di colore, con il cappuccio in testa (probabilmente quello di un maglione o di un giubbetto).

La ragazza – è lei la testimone della scena – ha ricordato che a quel punto, su indicazione di Mattia, sarebbe salita a bordo della loro automobile. Il fidanzato e il suo interlocutore, a lei sconosciuto, si sarebbero allontanati appartandosi in un angolo del parcheggio fuori dal suo campo visivo.

Dopo un po’ il giovane sarebbe tornato, salendo in auto, accedendo subito il motore e allontanandosi. Sembra che Mattia sia tornato di corsa verso la vettura stando alla ricostruzione fornita dalla ragazza.

Dopo alcuni minuti il 30enne rallenta e ferma il mezzo nella piccola area sosta in via Colli Euganei ad Abano, ad appena una decina di metri dalla rotonda che interseca via Busi vicino al supermercato Alìper.

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La testimone oculare

A quel punto Mattia si accascia sul volante, poi apre la portiera cadendo a terra sanguinante, ha sottolineato la fidanzata: solo in quell’istante avrebbe compreso che il compagno era stato aggredito e ferito.

Davvero il litigio con uno sconosciuto ha provocato l’accoltellamento mortale del fidanzato? Oppure la ragazza nasconde qualcosa tanto che gli investigatori – coordinati dal pubblico ministero Roberto Piccione titolare dell’inchiesta – l’hanno interrogata per molte ore fino alla serata di ieri?

C’è di mezzo una storia di droga? O forse Mattia ha preso le difese della fidanzata, importunata da quel giovane per qualche ragione, e ha cercato di risolvere lui la questione inconsapevole di andare incontro alla morte?

V.B. ha insistito: l’uomo con il quale Mattia ha avuto l’alterco lei non lo aveva mai visto prima.

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