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A Padova Pd primo partito, FdI a un soffio. Boom di Azione: «Risultato eccezionale»

Il partito di Calenda è la terza forza in città con il 12,8%. In provincia il centrodestra attorno al 60%, centrosinistra al 22%

Claudio Malfitano
2 minuti di lettura
Luca De Carlo con Elisabetta Gardini 

È la performance di Azione la vera sorpresa nel voto a Padova città. Il partito di Carlo Calenda sale sopra il 12% e il segretario provinciale Bruno Cacciavillani (consigliere comunale e presidente della commissione urbanistica) può esultare: «È un risultato eccezionale, siamo il terzo partito a Padova». E in effetti nella lotta per il primo partito in città il Pd resta in testa per un soffio, migliorando anche il risultato di tre mesi fa alle comunali. Ovviamente c’è la progressione impressionante di Fratelli d’Italia che arriva al 23% quasi triplicando i voti delle comunali, nonostante la Lega in realtà in città sembra tenere.

BOCCHE CUCITE A DESTRA

La vittoria elettorale del centrodestra però non porta loquacità tra i rappresentanti padovani. In casa FdI non si commentano i risultati prima dell’intervento notturno di Giorgia Meloni. Mentre nella Lega solo il commissario regionale Alberto Stefani, sindaco di Borgoricco, si espone con cautela: «Siamo fiduciosi che il centrodestra raggiungerà la maggioranza e vincerà le elezioni. Il nostro Paese ha bisogno di una guida e l’avrà», le poche parole.

Anche Francesco Peghin (già candidato sindaco e esponente di Coraggio Italia - Noi Moderati) guarda con ottimismo al risultato nazionale: «È una vittoria netta del centrodestra che dovrebbe permettere di formare un governo stabile per il Paese – osserva – Sul Veneto credo che lo sforzo fatto da Coraggio Italia sia stato importante e si sia notato».

IL PD IN TESTA IN CITTÀ

C’è la soddisfazione di aver tenuto bene Padova per il Pd della segretaria Sabrina Doni: «Padova si conferma una città dove la coalizione che ha sostenuto il sindaco è quella che l’elettore sceglie anche alle politiche – spiega – Non abbiamo rimorsi. Siamo riconoscenti al popolo del Pd, ai militanti e agli attivisti che si sono spesi senza misura». La coalizione larga che ha sostenuto Giordani, incluso l’M5S, a Padova è nettamente sopra il 50%.

Quanto al livello nazionale i dem prendono atto della vittoria del centrodestra ma fanno notare le incongruenze: «Hanno vinto ma il terremoto interno al centrodestra è destabilizzante. Si sono cannibalizzati tra loro – commenta ancora Doni – Certo se ci fosse stato un campo molto largo avremmo avuto molte più possibilità e la partita avrebbe avuto tutta un’altra piega»

IL BOOM DI AZIONE

Il risultato a sorpresa in città è quello di Azione: «È frutto di un lavoro che parte dalla candidatura alle Europee di Calenda, ed è proseguito poi con le amministrative di Padova. Se fossimo andati a votare in primavera avremmo potuto prendere ancora di più – commenta il segretario provinciale Bruno Cacciavillani – A livello nazionale abbiamo la forte convinzione che il centrodestra farà fatica a restare unito: si è visto che ci sono molte discrepanze sui temi importanti. E soprattutto la Lega ha fatto un risultato molto molto basso, la tenuta della coalizione è tutta da vedere. Ci sarà una fase di stallo che non farà bene al Paese in un momento storico in cui servirebbe una profonda unità per portare avanti le cose di cui il Paese ha bisogno».

Un risultato così alto di Azione avrà conseguenze sulla giunta Giordani? «Assolutamente – risponde Cacciavillani – Quando dicevamo che il sindaco Giordani rappresentava un po’ quello che poteva essere Draghi a livello nazionale avevamo ragione: un sindaco che ha lasciato da parte le ideologie per concentrarsi sulle cose utili da fare per Padova. Per noi Giordani rappresenta ciò che desideriamo di vedere anche a livello nazionale: il buon governo, le cose concrete, una squadra competente e che lavora».

LO SPAZIO DEI CINQUE STELLE

Il Movimento di Giuseppe Conte conferma comunque un buon risultato in città, sopra il 6%. «C’è una crescita rispetto alle Regionali e anche alla recenti Comunali. Ci davano per spacciati e non è assolutamente così – sottolinea Giacomo Cusumano, il candidato all’uninominale – È un risultato su cui si può lavorare».

L’M5S si sta dunque riposizionando nel panorama politico anche veneto: « A livello nazionale c’è stata un rimonta rispetto a quello che ci davano all’inizio – conclude Cusumano – Merito del fatto che guardiamo a una fascia di popolazione che non ha molte risposte dalla politica. Stiamo lavorando a uno spazio ambientalista, legato al mondo del lavoro e alle persone in difficoltà che le altre forze politiche non prendono più in gestione».

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